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Analisi: gli studi epidemiologici nel SIN Valle del Sacco

Lo scopo di questa analisi è quello di riassumere le evidenze scientifiche disponibili per la corretta valutazione del rapporto tra ambiente, salute e lavoro nella Valle del Sacco.

L’esigenza nasce in risposta alle dichiarazioni di scettici e negazionisti (vedi: Alessio Porcu sul suo sito e in A porte aperte, trasmissione di Tele Universo; Marcello Pigliacelli in un discorso presso la Camera di Commercio; Alessandro Casinelli appena eletto in Federlazio), che adducono non meglio precisati “dati in possesso della ASL di Frosinone”, ma mai pubblicati, e parlano di “fonti statistiche ufficiali” o “dichiarazioni degli organi di controllo regionali“, non sapendo che (non avendo mai letto?) gli studi riportati qui di seguito appartengono senza possibilità di errore a queste due categorie.

E’ evidente che il servizio de Le Iene abbia causato un danno alle aziende agricole della Valle del Sacco: nonostante nell’ultima parte del servizio si affermi che le mozzarelle analizzate non risultano contaminate, non viene mostrata la notevole distanza delle aziende dal Fiume Sacco (ad indicare che il bestiame non si abbevera di certo nel fiume), né viene spiegato che i casi di contaminazione risalgono al 2005 e 2006 e che le aziende agricole si sono da anni ampiamente premunite.

Logica suggerisce che il commercio dei balloni di fieno riguardi in maggior parte gli allevatori privati, che non sanno o non vogliono saperne di sana alimentazione, non si capisce in base a quale risparmio o a semplice ignoranza.

In assenza dell’ufficializzazione dei dati ASL FR, cosa si potrebbe fare? Ad esempio si potrebbe realizzare il necessario follow-up delle analisi presenti nei 5 studi qui di seguito proposti, con aggiornamento della situazione al 2017. Follow-up che non è stato finanziato, nonostante le ufficiali richieste di Cambiare presentate personalmente a Mauro Buschini (prima assessore regionale al bilancio, poi ai rifiuti) e presentate presso gli enti preposti tramite Daniela Bianchi (consigliere regionale), e Niccolò Rinaldi (quando ancora in carica come europarlamentare).

Altro importante intervento sarebbe quello di una efficace recinzione delle zone di esondazione del Fiume Sacco, o la piantumazione di alberi (utili anche al fitorimedio) con la funzione di impedimento meccanico al pascolo ed alla produzione meccanizzata di balle di fieno contaminate, perché queste – inevitabilmente (come mostrato nel servizio de Le Iene) – vengono vendute ad ignari allevatori.

Senza dimenticare poi tutti gli interventi necessari sul ciclo dei rifiuti e sulla presenza antropica ed industriale nella Valle!

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Questa analisi è presentata separatamente da quella riguardante il SIN Sito di Interesse Nazionale Valle del Sacco, che è invece relativa alle complesse procedure amministrative di perimetrazione, caratterizzazione e pianificazione dell’area di bonifica.

Si noti che gli studi epidemiologici riguardano l’impatto della qualità delle matrici ambientali aria – acqua – suolo su tutta la popolazione, e non solo sui lavoratori direttamente esposti agli inquinanti, o sulle persone residenti nella fascia inquinata attorno al fiume Sacco.

Ricordo infine che la documentazione raccolta sul tema dal gruppo civico Cambiare (link alla pagina Facebook) può essere liberamente prelevata ed utilizzata visitando l’apposita sezione in questo sito: archivio dei files di Cambiare.

 

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Gli studi attualmente a disposizione sono:

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Sentieri: Studio Epidemiologico Nazionale Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento (S.E.N.T.I.E.R.I.): anni tra il 1995 e il 2002

Qui è possibile scaricare i relativi files:
Sentieri (2010): Valutazione dell’evidenza epidemiologica (pdf: 1.48 mb)
Sentieri (2011): Area di analisi del Bacino del Fiume Sacco: prospetto dati relativi alle donne.pdf (pdf: 39.54 kb)
Sentieri (2011): Area di analisi del Bacino del Fiume Sacco: prospetto dati relativi agli Uomini.pdf (pdf: 39.99 kb)
Sentieri (2011): Area di analisi del Bacino del Fiume Sacco: prospetto dati totali.pdf (pdf: 41.37 kb)
Sentieri (2011): Risultati.pdf (pdf: 5.08 mb)

Cosa dice lo studio SENTIERI sul SIN Valle del Sacco?

Lo studio è stato svolto su 3.449 decessi di maschi e 2.997 decessi di femmine. Si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause. Gli eccessi osservati tra gli uomini per tumore dello stomaco e per malattie dell’apparato digerente possono essere riconducibili ad esposizione di tipo occupazionale.

Lo studio è pubblicato su E&P (Epidemiologia & Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia), Anno 34 Settembre/Dicembre 2010 supplemento 3 e anno 35 Settembre/Dicembre 2011 supplemento 4, a cura del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, dell’IFC Istituto di Fisiologia Clinica del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, de La Sapienza Università di Roma.

Il gruppo di lavoro di SENTIERI è composto da:
Dipartimento di epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio
Carla Ancona, Francesco Forastiere
Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute – Istituto Superiore di Sanità, Roma
Nicola Vanacore
Ufficio di statistica – Istituto Superiore di Sanità, Roma, Roma
Susanna Conti, Stefano D’Ottavi, Giada Minelli, Grazia Rago
Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria – Istituto Superiore di Sanità, Roma
Mirella Bellino, Marta Benedetti, Caterina Bruno, Cinzia Carboni, Pietro Comba, Paola De Nardo, Marco De Santis, Fabrizio Falleni, Lucia Fazzo, Ivano Iavarone, Loredana Musmeci, Roberto Pasetto, Augusta Piccardi, Letizia Sampaolo, Amerigo Zona
Unità operativa complessa Sistema informativo sanitario, programmazione e epidemiologia, ASL Roma D
Valeria Fano
Protezione Civile
Marco Leonardi
ISPESL Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza del Lavoro, Roma
Alessandro Marinaccio
Centro europeo ambiente e salute – OMS Organizzazione Mondiale della Sanità, Roma
Marco Martuzzi, Francesco Mitis
Istituto di fisiologia clinica – CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa
Fabrizio Bianchi, Fabrizio Minichilli, Anna Pierini
Dipartimento di medicina sperimentale – Sapienza, Università di Roma
Valeria Ascoli
Dipartimento di biologia e biotecnologie Charles Darwin – Sapienza, Università di Roma
Roberta Pirastu

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Rapporto Epidemiologia Rifiuti Ambiente Salute nel Lazio: ERAS Lazio
Valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione esposta a processi di raccolta, trasformazione e smaltimento dei rifiuti urbani nella regione Lazio

Qui è possibile scaricare i relativi files:
ERAS Lazio (2012): Epidemiologia Rifiuti Ambiente Salute nel Lazio (pdf: 12.02 mb)

Cosa dice lo studio ERAS su rifiuti e salute?

Lo studio considera la matrice ambientale aria, ma non acqua e suolo.

La prima parte dello studio riguarda le discariche: sono stati coinvolti 242.409 soggetti che risiedono entro 5 km dagli impianti di discarica, dei quali l’11% entro 2 km. Come tracciante dell’impatto degli impianti, si è utilizzato l’idrogeno solforato (H2S). Nelle zone a più alte concentrazioni di H2S risultano livelli di ospedalizzazione più elevati per malattie del sistema respiratorio (+26%) e tumore della vescica (+59%) negli uomini, e per asma (+62%) e malattie del sistema urinario (+27%) per le donne. L’analisi ha evidenziato un aumento delle malattie dell’apparato urinario e dei tumori del colon retto negli uomini, un aumento del tumore della vescica nelle donne.

E’ stato poi analizzato l’impatto degli inceneritori a San Vittore e Colleferro (entrambi in funzione dal 2002), prendendo in considerazione solo le cure ospedaliere dal 1996 al 2010. Come tracciante si è utilizzato il livello medio annuo di PM10. Negli uomini si riscontra un eccesso di ospedalizzazioni per malattie dell’apparato respiratorio (+31%) e per malattie polmonari cronico ostruttive (+79%), tra i bambini si è trovato un aumento delle infezioni acute delle vie respiratorie (+78%).

Infine si sono trattati i lavoratori del settore rifiuti, con uno studio condotto su 6.839 operatori di AMA e Malagrotta, riscontrando aumenti per malattie respiratorie, gastrointestinali ed infortuni per le donne.

Non sono stati mai completati gli studi sui sistemi di Trattamento Meccanico e Biologico TMB, a completamento del ciclo rifiuti attualmente in essere nel Lazio, nè quelli sulla salute riproduttiva in prossimità delle discariche.

Lo studio è pubblicato in apposito volume del 31 Luglio 2012, a cura del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, di ARPA Lazio Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale e della Direzione Regionale Attività Produttive e Rifiuti del Lazio.

Lo studio è firmato da Carla Ancona, Chiara Badaloni, Simone Bucci, Martina Nicole Golini, Francesca Mataloni, Silvia Narduzzi, Francesco Forastiere, Andrea Bolignano, Giorgio Catenacci, Fabio Costa, Alessandro D. Di Giosa, Maurizio, Guidotti, Rosangela Lonetto, Roberto Sozzi, Corrado Carrubba, Jessica Carmen Fischetti, Mario Marotta

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Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del Fiume Sacco, Rapporto tecnico attività 2010-2013

Qui è possibile scaricare i relativi files:
DEP (2013): Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica dei residenti in prossimità del Fiume Sacco (pdf: 1.12 mb)

Cosa dice lo studio sui residenti in prossimità del fiume?

Su 710 soggetti contattati poichè residenti o proprietari di terreni nell’area presso il Fiume Sacco, 643 hanno aderito. L’analisi è stata
condotta su 502 soggetti di 183 differenti famiglie. Si è dimostrato che la concentrazione di β-HCH nel sangue aumenta con l’età, aumenta in coloro che mangiano cibi di produzione propria o locale, aumenta in coloro che usano l’acqua da pozzi privati, per cucinare, lavarsi o irrigare

Lo studio è pubblicato in apposito volume del 10 Giugno 2013, a cura del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale ASL Roma E e della Struttura operativa complessa Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione del Dipartimento di prevenzione ASL Roma G.

Lo studio è firmato da Daniela Porta, Silvia Narduzzi, Francesco Blasetti, Fiorella Fantini, Marina Davoli, Francesco Forastiere.
Raccolta dati: Maria Angelici, Margherita Montecchi, Stefania Pescetelli.
Indagini neurologiche: Marco Broccoli, Sara Bucci, Leonardo Davì, Roberto Di Fabio, Simone Di Rezze, Rita Martani, Valeria Neri, Lucia Pandolfi, Stefano Pro, Emanuela Salati.
Dipartimento di Neuropsichiatria infantile (Francesco Cardona) e Neurologia e Psichiatria (Marina Gasparini, Oriano Mecarelli) dell’Università Sapienza Roma.
Analisi di laboratorio: Claudio Minoia, Roberta Turci, Maurizio Monaldo, Cosimo Pio Quaratino.
Interpretazione dei risultati: Nicola Murgia.
Lo studio è stato controllato da Nicola Vanacore, neuroepidemiologo del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità.

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Contaminazione da beta-esaclorocicloesano delle aziende bovine da latte della Valle del Sacco (Lazio), gestione dell’emergenza 2005 e conseguente studio di coorte retrospettivo

Qui è possibile scaricare i relativi files:
Epidemiologia e Prevenzione (2012): Sorveglianza animali – Capitolo 4 Aziende bovine Valle del Sacco (pdf: 1.98 mb)

Cosa dice lo studio sulle aziende bovine della Valle del Sacco?

Nel periodo 1954-1970 era stato effettuato uno studio con follow-up fino al 1991, che
aveva evidenziato un eccesso di mortalità per cancro vescicale
nel gruppo di lavoratori dell’impianto Snia-BPD di produzione del lindano. Lo studio evidenzia una estensione della contaminazione sui bovini che va oltre il perimetro della sorgente industriale, creando il rischio di esposizione indiretta della popolazione umana attraverso alimenti (latte, formaggi, carne) di origine animale. Su 491 campioni di latte bovino da 304 aziende, 107 (provenienti da 46 aziende) erano contaminati. I foraggi coltivati in prossimità del fiume o irrigati con le sue acque sono risultati la fonte principale di contaminazione per le aziende da latte. L’utilizzo dei terreni adiacenti al fiume per la produzione di foraggio deve essere vietato e i capi presenti nelle aziende contaminate devono essere abbattuti.

Lo studio è pubblicato su E&P (Epidemiologia & Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia), Anno 36 Settembre/Ottobre 2012, numero 5, supplemento 4, pagina 34, con la partecipazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, di ASL Roma G e ASL Frosinone Distretto A.

Lo studio è firmato da Marcello Sala, Antonino Caminiti, Pasquale Rombolà, Aldo Volpe, Cristina Roffi, Osvaldo Caperna, Maria Miceli, Alessandro Ubaldi, Antonio Battisti, Paola Scaramozzino.

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Indagini epidemiologiche sullo stato di salute della popolazione residente nell’area della Valle del Sacco

Qui è possibile scaricare i relativi files:
Epidemiologia e Prevenzione (2012): Salute popolazione – Capitolo 5 Residenti nella Valle del Sacco (pdf: 1.98 mb)

Cosa dice questo studio?

E’ stata eseguita l’analisi di mortalità (1.556 decessi per i maschi, 1.403 decessi per le femmine) tra il 1998 e il 2007 e l’analisi di morbosità (5.376 ricoveri per i maschi, 6.720 ricoveri per le femmine) tra il 2003 e il 2007. Si è eseguito il bio-monitoraggio di vari inquinanti organici persistenti (α-HCH, β-HCH e γ-HCH, HCB, p’-DDT, p’-DDE, NDL-PCB e DL-PCB, PCDD e PCDF) e di metalli pesanti (Cd, Hg, Pb). Sono stati analizzati tutti i ricoveri ordinari acuti (esclusi day hospital, riabilitazioni, lungodegenti) per cause specifiche dei residenti nei Comuni e avvenuti in qualsiasi Regione italiana. Si riscontra negli uomini un aumento di mortalità per tutti i tumori (+20%), in particolare per tumori specifici allo stomaco, laringe, polmoni, pleura e mieloma, mentre per le donne la mortalità è alta per diabete (+44%).  Riguardo la morbosità, si nota un eccesso di ricoveri per tumore alla laringe e mieloma negli uomini, e per malattie alla tiroide nelle donne. Nel sangue sono stati riscontrati livelli mediamente elevati di β-HCH, con maggiore contaminazione della popolazione residente lungo il fiume.

Lo studio è pubblicato su E&P (Epidemiologia & Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia), Anno 36 Settembre/Ottobre 2012, numero 5, supplemento 4, pagina 44, con la partecipazione della Struttura operativa complessa Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione del Dipartimento di prevenzione ASL Roma G, il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale ASL Roma E, il Reparto di Chimica Tossicologica e il Reparto di Bioelementi del Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio è firmato da Fiorella Fantini, Daniela Porta, Valeria Fano, Elena De Felip, Oreste Senofonte, Annalisa Abballe, Sonia D’Ilio, Anna Maria Ingelido, Francesca Mataloni, Silvia Narduzzi, Francesco Blasetti, Francesco Forastiere.

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Dove sono i tanto citati dati 2017 dell’ASL di Frosinone?

Non ancora pervenuti.

La mia opinione? Il barrieramento idraulico delle primarie sorgenti di inquinamento da β-HCH (denominati “Ex discarica di pozzolana”, “Sito Arpa 1”, “Sito Arpa 2” e “Benzoino”), può aver ridotto l’afflusso nel Fiume Sacco degli scarti interrati a Colleferro, derivanti dalla produzione del lindano. L’interferente endocrino è tuttavia ormai entrato nel ciclo alimentare, ed è certificato che abbia contaminato la popolazione.

Anche qualora si voglia affermare che la porzione di inquinamento proveniente dal β-HCH sia sotto controllo, restano da domare bestie altrettanto feroci:

  • la bonifica non riguarda solamente il Fiume Sacco, ma anche impianti non direttamente sul fiume, come l’ex Agip Petroli di Ceccano (oggi Viscolube, che ha cominciato le attività di bonifica), l’ex CemAmIt (con ampi quantitativi di amianto interrati) eccetera
  • le numerose discariche comunali ormai chiuse (ex SIN “Discariche”, annullato poiché derivante da precise decisioni dei Comuni, e non “incidentale”)
  • le discariche attive, come quella di Via Le Lame di Ferentino/Frosinone (che dista 15 metri dal Fiume Sacco), o quella di Colle Fagiolara di Colleferro (divisa a metà dai tralicci della dorsale nazionale dell’alta tensione gestita da Terna), o quella Mad di Roccasecca (al quinto ampliamento)
  • gli inceneritori in funzione, pubblici a servizio del ciclo rifiuti (Lazio Ambiente ed EP Sistemi di Colleferro, Acea a San Vittore), ma anche gli inceneritori privati a servizio delle industrie (Marangoni, Bonollo)
  • più generalmente, l’impatto delle attività antropiche nella piana della Valle del Sacco, con la presenza di 19 industrie chimiche a Rischio di Incidente Rilevante (RIR) per la normativa Seveso III, e con una ASI che non riesce a far funzionare i depuratori e a normare i numerosi scarichi diretti nel Fiume Sacco
  • i continui sforamenti delle emissioni di CO2 a Frosinone (peggiore qualità dell’aria d’Italia) e Ferentino
  • i mancati investimenti derivati dallo stallo Acea ATO5 in Provincia di Frosinone hanno fatto si che al 2013 fossero correttamente operativi solamente 9 depuratori su 114

 

Non dimentichiamo di inserire in questo quadro la scarsa qualità del sistema sanitario locale, decimato nelle funzioni ed ormai allo stremo negli investimenti, e l’assalto alla costruzione di impianti di trattamento rifiuti nel triangolo Patrica – Ferentino – Anagni. E che ci sono numerosi aziende in attività costruite in zone di esondazione del Fiume Sacco, che devono essere delocalizzate dal 2006, ma l’ASI resta immobile e nemmeno prova a reperire le risorse. E che non è ancora nota l’ubicazione del Deposito Unico Nazionale per il decommissioning nucleare di Sogin.

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Cosa si può fare?

Innanzitutto cominciare col riprogrammare il nostro ciclo dei rifiuti, superando quanto prima il sistema produzione di combustibile da rifiuti (CDR) presso il trattamento meccanico biologico (TMB) Società Ambiente Frosinone (SAF) Colfelice – discarica MAD Roccasecca – inceneritore Acea di San Vittore.

Ovviamente facendo in modo che i nuovi e necessari impianti siano ben lontani dalla popolazione e distribuiti con criterio, evitando zone che già soffrono di eccessivo inquinamento. Per questo motivo ho parlato più volte di Nuova Cassa del Mezzogiorno, cioè della necessità di un piano di investimenti che – sistemando dapprima tutto quel che c’è da sistemare – realizzi un innovativo ciclo dei rifiuti, con creazione di posti di lavoro.

Ma ho parlato anche di Moratoria degli impianti di rifiuti nella Valle del Sacco: perché con le persone che ci amministrano nel 2017, c’è poco da star sereni. Basti guardare quel che sta accadendo con il revamping dei due inceneritori di Colleferrosi stanno spendendo in tutta fretta 12.7 milioni di € pubblici per tenere in vita una società (da tempo fallita, poiché sovraccarica di personale ed in possesso di impianti obsoleti) e riuscire vendere ai privati l’unico vero valore: le autorizzazioni a bruciare rifiuti. Ma solo prima che scadano.

 

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Tramite il gruppo civico Cambiare partecipo ad un progetto di rinnovamento della classe politica di Ferentino. Con questo sito internet cerco di informare e creare una discussione trasparente circa le scelte operate dall'amministrazione comunale.   Lavoro in architettura e restauro, progettando e realizzando ambienti, strutture, arredi ed oggetti tramite la mia azienda, Fornaci Giorgi, che produce pavimenti, rivestimenti ed elementi architettonici in cotto fatto a mano.   Mi interesso di arti visive, interfacce uomo macchina, applicazioni internet. Ho il pollice verde ed amo mia moglie Domitilla e nostra figlia Charlotte.   In passato ho collaborato con Wikipedia, Ubuntu, Live Performers Meeting, Il Cartello per la promozione e diffusione delle arti, Greenpeace, Festival Arrivano i Corti, Il Giardino delle Rose Blu, Il Gabbiano.

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