Vai alla biografia di Marco Infussi
    

Mussolini fu più disastroso dei peggiori governi di oggi, e gli italiani sono ignoranti in materia

Premessa: il senso di questo articolo è che – oggi – non è più il caso di parlare di fascismo, comunismo e altre ideologie. Basta.

Non è più il caso di fare a gara sul passato, ma di pensare al presente.
Non è più il caso di chiamare in causa cose fatte o non fatte, anche perché ormai più nessuno era fisicamente presente ed in condizioni di decidere o in qualche modo incidere sulla vita della nostra comunità.
Non è più il caso di fare un minestrone tra chi al governo è arrivato ed ha instaurato una dittatura in Italia e chi lo ha fatto in altri Paesi.
Non è più il caso di additare colpe su fatti di guerra e parimenti su fatti di partigiani.
Non è più il caso di mescolare i nomi di partiti che hanno operato in un contesto di Repubblica, fatto di pesi e contrappesi, anche se imperfetti.
Non è più il caso di anteporre la difesa del nome proprio di un semplice essere umano rispetto a concetti orribili come privazione delle libertà, pena di morte, dittatura, guerra, sterminio, colonizzazione… dei quali molti sono stati vittime. 

Tutto questo è da considerarsi argomento non più valido, e manda in confusione qualsiasi discorso sulle grandi linee da seguire oggi, ora che quelle di 100 anni fa non funzionano più.

Con rinnovata preghiera di risparmiare commenti inneggianti, altrimenti ricominciamo daccapo e questo articolo non è servito a nulla.

.
.
.

Alcuni dati sugli anni in cui l’Italia era guidata da Benito Mussolini:

– Mussolini ha tolto la libertà ai cittadini: libertà di voto, di associazione, di sciopero e di opinione

– Mussolini eseguiva regolarmente pene di morte: 42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale

– 27.735 anni complessivi di carcere e confino politico
– 4.596 condannati dai tribunali speciali, di cui 697 minorenni

– 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica

– 700.000 abissini uccisi nel corso della impresa Etiopica e nelle successive operazioni di polizia

– 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale

– di cui 3.000 italiani morti in Spagna
– di cui 140.000 italiani morti in Russia
– di cui 30.000 italiani morti in Grecia
– 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero
– migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città.
– innumerevoli combattenti degli eserciti avversari ed i civili che morirono per le aggressioni fasciste.

– 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno

– 8.500 ebrei italiani di cui 7.800 sono morti
– 40.000 internati militari nei lager tedeschi
– 600.000 prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi in tutte le parti del mondo.

 

È imbarazzante vedere tanti italiani inneggiare al duce: l’apologia del fascismo è un grave reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, anche detta Legge Scelba, che prevede reclusione da 6 mesi a 2 anni e multa da 206 a 516 euro e sanziona:

« chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche ».

Anche se la legge mira a vietare la ricostituzione di un partito, ispirato al disciolto partito fascista e che quindi sia finalizzato al ritorno di una dittatura fascista, è specificato che il reato si configura quando:

« un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista »

 

 

Ma l’incapacità di analisi critica, l’analfabetismo funzionale e a volte la becera ignoranza, imbarazza ancor di più quando avviene sulla base di una vera e propria mistificazione dei fatti e della Storia. È opinione comune sui social network che il fascismo fosse un regime caratterizzato da rettitudine morale, ma neanche questo è vero. L’omicidio Matteotti, rivendicato in parlamento da Mussolini, aveva come movente la scoperta delle ricche tangenti pagate dalla società petrolifera Sinclair Oil ai gerarchi fascisti. E il fascismo non ha inventato lo stato sociale, né gli si possono attribuire i meriti che solitamente gli sono ascritti nella cultura popolare. Più precisamente:

 

1. Mussolini non ha creato le pensioni: la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai“, e all’epoca Mussolini aveva 15 anni.
L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Nel 1933 venne rinominata “Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale“. La pensione sociale venne introdotta solo nel 1969, e Mussolini in quella data era già morto da 24 anni.

 

2. Mussolini non ha istituito la cassa integrazione: la “Cassa Integrazione Guadagni” è stata creata il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, ed era una misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente le attività. La cassa integrazione nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che hanno causato milioni di disoccupati.

 

3. Mussolini non ha istituito l’indennità di malattia: nata invece con decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato nr.435 del 13 maggio 1947, è stata estesa nel 1968 a tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private. E per un po’ di storia – che non guasta mai – con Legge 23 dicembre 1978 nr. 833, all’indennità retributiva in caso di malattia veniva aggiunto anche il diritto all’assistenza medica, con la costituzione del “Servizio Sanitario Nazionale“.

 

4. Mussolini non istituì la tredicesima mensilità per tutti: venne istituita soltanto per i lavoratori dell’industria pesante. E’ dopo la caduta del fascismo che le mensilità aggiuntive divennero appannaggio dei lavoratori, con un “Accordo Interconfederale per l’Industria” del 27 ottobre 1946 e con il D.P.R. 28 luglio 1960 n. 1070.

 

5. Mussolini non diede il voto alle donne: le donne erano ammesse alle votazioni solo per piccoli referendum locali mentre erano escluse al voto per le elezioni politiche, che tra l’altro Mussolini stesso abolì nel 1925 instaurando la sua dittatura. La prima volta che le donne furono ammesse al voto fu al referendum del 1946.

 

6. Con Mussolini i treni non erano poi così puntuali: il giornalista George Seldes nel 1936 commentò: “E’ vero: la maggioranza degli espressi su cui salgono i turisti stranieri sono in genere in orario, ma sulle linee minori i ritardi sono frequenti“. L’inglese Elisabeth Wiskemann, sempre nel 1936: “Ho preso molte volte il treno e spesso sono arrivata in ritardo“. Lo storico Denis Mack Smith sostenne che “la puntualità dei treni durante il periodo fascista è uno dei miti accettati del fascismo“. Nella realtà tra le due guerre l’Italia possedeva una rete ferroviaria inadeguata e arretrata (qui articolo originale dall’Indipendent: http://www.independent.co.uk/voices/rear-window-making-italy-work-did-mussolini-really-get-the-trains-running-on-time-1367688.html).

 

7. Ai tempi del Duce gli italiani non erano ricchi: l’Italia stava preparando l’entrata in guerra e tutte le industrie e l’artigianato che direttamente o indirettamente fornivano l’esercito, lavoravano a pieno regime. Per contro, il 27 maggio 1933 l’iscrizione al partito fascista fu dichiarata requisito fondamentale per il concorso a pubblici uffici, e dal 3 giugno 1938 non si poteva lavorare se non si aveva la tessera.
Ma a seguito delle sanzioni internazionali irrogate all’Italia per aver invaso l’Etiopia, il 18 novembre 1936 venne indetto il “Giorno della fede” in cui gli italiani furono invitati, in teoria, a donare tutto il proprio oro alla Patria ricevendo in cambio anelli in ferro con la scritta “Oro alla Patria – 18 NOV.XIV” che qualche anziano possiede ancora. La verità era che chiunque venisse colto a possedere oro proprio in casa, veniva perseguito come traditore e nemico della patria dalle squadre del Fascio Littorio.
Altro esempio sono le “Misure di Autarchia” per sostenere la guerra in Eritrea: tutti i prodotti di importazione vennero soppressi. La maggior parte del grano utilizzato per la pasta fu sostituito dal riso; il caffè fu sostituito dalla cicoria tostata; il the dal karkadè.
Infine, era disposto il sequestro della produzione agricola ai contadini: furono anni in cui calò l’allevamento dei maiali, animale ingombrante, oneroso da mantenere, visibile e quindi facilmente sequestrato, in favore dell’allevamento del coniglio, più piccolo e più discreto. Una misura talmente impopolare che nel paese di Santa Sofia di Romagna (provincia di Forlì – Cesena), tutta la collina della frazione di Camposonaldo, zona impervia da esplorare, divenne prima che territorio e base dei partigiani luogo di allevamento abusivo dei conigli.

 

8. Il Duce non amava l’Italia: «Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative» enunciò il Duce il 26 maggio 1940 (fonte: “L’Italia nella seconda guerra mondiale“, Mondadori, 1946: pag. 37).
Nella disastrosa “Campagna di Russia“, solo per compiacere Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata, persero la vita ufficialmente 114.520 militari sui 230.000 inviati al fronte, a cui aggiungere i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti “Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia” stimano in circa 60.000 uomini, la maggior parte morti in prigionia.
Esempio lampante sono poi le “Leggi Razziali Antisemite“, introdotte nel 1938 sempre per compiacere l’alleato nazista: ma in Italia gli ebrei, a differenza della Germania, non avevano un’importanza rilevante nel sistema economico né averi di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio. Furono istituiti 259 campi di prigionia: alcuni erano campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania e Polonia (Chełmno, Bełżec, Sobibór, Treblinka, Majdanek e Auschwitz-Birkenau), altri dotati di forno crematorio come la Risiera di San Sabba a Trieste (con il quale si stimano siano state soppresse 3.000 persone).

 

9. Durante il fascismo la corruzione dilagava: l’azienda americana Sinclair Oil, pur di ottenere il contratto di ricerche petrolifere in esclusiva sul suolo italiano, pagò tangenti a membri del governo e ad Arnaldo Mussolini, per oltre 30 milioni di lire. Giacomo Matteotti fu rapito ed ucciso il 10 giugno 1924 perché denunciò questi traffici di tangenti, assieme a quelli per apertura di nuovi casinò, speculazioni edilizie, di ferrovie, di armi: affari in cui era coinvolto il futuro Duce e suo fratello Arnaldo.
I documenti scoperti e mostrati da storici di assoluto valore come Mauro Canali, Mimmo Franzinelli, Lorenzo Benadusi, Francesco Perfetti, Lorenzo Santoro presso l’Archivio Centrale dello Stato mostrano speculazioni, truffe, arricchimenti improvvisi, carriere strepitose e inspiegabili di gerarchi, generali, della figlia Edda, dell genero Galeazzo Ciano e di Mussolini stesso. Qui il documentario Rai “Fascismo: dossier, ricatti, tradimenti

 

Squadrismo, violenza politica, repressione tramite il Tribunale Speciale, squadrismo, deportazione, guerra.

Questa l’escalation sul territorio Italiano, di cui qualche aneddoto è riportato più sotto.

Sono dati da non mescolare con quel che è accaduto nei Paesi dell’Est Europa sotto altre ideologie, durante la Seconda Guerra Mondiale oppure anche durante la Prima Repubblica in Italia.

La prossima volta che vi imbattete in una immagine che inneggia alla saggezza del Duce e di come potrebbe essere la salvezza dell’Italia fatevi una ricerca sulla storia del fascismo.

 

Marco Infussi

 

Squadrismo e violenza politica

Fra le attività “qualificanti” del fascismo del primo periodo vi è il sistematico ricorso alla violenza contro gli avversari politici e le loro sedi. Torture, olio di ricino, umiliazioni, manganellate.
Un calcolo approssimativo induce a calcolare in circa 500 i morti causati dalle spedizioni punitive fasciste fra il 1919 e il 1922.
Don Giovanni Minzoni fu assassinato in un agguato da due uomini di Balbo nell’agosto del 1923.
Giacomo Matteotti venne rapito e assassinato con metodo squadrista nel giugno 1924, e il gesto sarebbe stato esplicitamente rivendicato da Mussolini in un discorso nel gennaio dell’anno successivo.
Piero Gobetti, minato dall’aggressione subita nel settembre 1924, morì due anni dopo, in esilio.
Giovanni Amendola spirò per le ferite riportate in un’aggressione fascista subita nel luglio 1925.

 

La repressione: il Tribunale speciale per la difesa dello Stato

Assunto il potere Mussolini si poté giovare dell’apparato di repressione dello Stato.
Con la nascita dell’OVRA (Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo) venne razionalizzata la persecuzione degli antifascisti, con tutti i mezzi: legali e illegali, compreso l’omicidio politico in paese straniero.
Arturo Bocchini, capo della polizia, venne incaricato dallo stesso Duce e dal ministro degli Esteri Galeazzo Ciano di eliminare fisicamente Carlo Rosselli che allora risiedeva a Parigi. Il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne, un commando di cagoulards (gli avanguardisti francesi) compì la missione: bloccata l’auto sulla quale viaggiavano i due fratelli Carlo e Nello, questi furno pestati e poi accoltellati a morte.

Lo strumento ufficiale della repressione fascista fu invece il Tribunale speciale per la difesa dello Stato.
L’attentato di Anteo Zamboni a Mussolini, il 31 ottobre 1926, offrì l’occasione di una serie di misure repressive.
Tra queste la “Legge per la Difesa dello Stato” n. 2008 del 25 novembre 1926, che stabilì la pena di morte per chi anche solo ipotizzava un attentato alla vita del re o del capo del governo. La normativa istituì il Tribunale Speciale, via via prorogato fino al luglio 1943, quindi ricostituito nel gennaio 1944 nella Rsi.
Nel corso della sua attività, il Tribunale Speciale emise 5619 sentenze e 4596 condanne, tra cui 122 donne e 697 minori. Le condanne a morte furono 42, delle quali 31 furono eseguite mentre furono 27.735 gli anni di carcere.
Antonio Gramsci, uscito dal carcere in gravi condizioni, morì poco dopo.
Michele Schirru fu fucilato nel 1931 solo per avere espresso “l’intenzione di uccidere il capo del governo”.
Il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini passò sei anni di prigione, venne trasferito a Ponza come confinato politico e il 20 settembre 1940, pur avendo ormai scontato la sua condanna, giudicato comunque «elemento pericolosissimo per l’ordine nazionale» e riassegnato al confino per altri cinque anni da trascorrere a Ventotene, dove incontrò Altiero Spinelli, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Ernesto Rossi, Luigi Longo, Mauro Scoccimarro, Camilla Ravera e Riccardo Bauer.

 

Il confino

Il confino di polizia in zone disagiate della Penisola fu una misura usata con straordinaria larghezza. Il regio decreto 6 novembre 1926 n.1848 stabilì che fosse applicabile a chiunque fosse ritenuto pericoloso per l’ordine statale o per l’ordine pubblico. A un mese dall’entrata in vigore della legge le persone confinate erano già 600, a alla fine del 1926 oltre 900: tutti in isolette del Mediterraneo o in sperduti villaggi dell’Italia meridionale.
A finire al confino furono importanti nomi della futura classe dirigente: da Pavese a Gramsci, da Parri a Di Vittorio, a Spinelli. Gli inviati al confino furono, complessivamente, oltre 15.000.
Ben 177 antifascisti morirono durante il soggiorno coatto.

 

Deportazione

La politica antiebraica del regime fascista culminò nelle leggi razziali del 1938.
Alla persecuzione dei diritti subentrò, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche la persecuzione delle vite. La prima retata attuata risale al 16 ottobre 1943 a Roma: degli oltre 1.250 ebrei arrestati in quell’occasione, più di 1.000 finirono ad Auschwitz, e di essi solo 17 erano ancora vivi al termine del conflitto.
Il Manifesto programmatico di Verona del 14 novembre 1943 sancì che gli ebrei erano stranieri e appartenevano a “nazionalità nemica”. Di lì a poco un ordine di arresto ne stabilì il sequestro dei beni e l’internamento, in attesa della deportazione in Germania. Il regime fascista gettò circa 10.000 ebrei nelle spire della “soluzione finale” hitleriana.
Oltre alla deportazione razziale, fra le responsabilità del regime di Mussolini c’è anche la deportazione degli oppositori politici e di centinaia di migliaia di soldati che, dopo l’8 settembre, preferirono rischiare la vita nei campi di concentramento in Germania piuttosto che aderire alla Rsi.

 

La guerra

Fuori dai confini i morti contano forse meno? Non sono uomini come noi gli Etiopi uccisi con il gas durante la guerra per l’Impero, o i Libici torturati e impiccati durante le repressioni degli anni Venti e Trenta, o gli Jugoslavi uccisi nei campi di concentramento italiani in Croazia?
Mussolini trascinò in guerra l’Italia il 10 giugno del 1940, per partecipare al banchetto nazista.

I risultati, per l’Italia, furono questi.
Fino al 1943, 194.000 militari e 3.208 civili caduti sui fronti di guerra, oltre a 3.066 militari e 25.000 civili morti sotto i bombardamenti alleati.
Dopo l’armistizio, 17.488 militari e 37.288 civili caduti in attività partigiana in Italia, 9.249 militari morti in attività partigiana all’estero, 1.478 militari e 23.446 civili morti fra deportati in Germania, 41.432 militari morti fra le truppe internate in Germania, 5.927 militari caduti al fianco degli Alleati, 38.939 civili morti sotto i bombardamenti, 13.000 militari e 2.500 civili morti nelle file della Rsi.
A questi vanno aggiunti circa 320.000 militari feriti sui vari fronti per l’intero periodo bellico 1940/1945 e circa 621.000 militari fatti prigionieri dalle forze anglo-americane sui vari fronti durante il periodo 1940/1943.

The following two tabs change content below.
Tramite il gruppo civico Cambiare partecipo ad un progetto di rinnovamento della classe politica di Ferentino. Con questo sito internet cerco di informare e creare una discussione trasparente circa le scelte operate dall'amministrazione comunale.   Lavoro in architettura e restauro, progettando e realizzando ambienti, strutture, arredi ed oggetti tramite la mia azienda, Fornaci Giorgi, che produce pavimenti, rivestimenti ed elementi architettonici in cotto fatto a mano.   Mi interesso di arti visive, interfacce uomo macchina, applicazioni internet. Ho il pollice verde ed amo mia moglie Domitilla e nostra figlia Charlotte.   In passato ho collaborato con Wikipedia, Ubuntu, Live Performers Meeting, Il Cartello per la promozione e diffusione delle arti, Greenpeace, Festival Arrivano i Corti, Il Giardino delle Rose Blu, Il Gabbiano.



29 Commenti

  1. Fabio

    Me lo segno tra i preferiti, grazie 1000.

  2. Luca Bonazzi

    Salve,
    L’articolo è molto ben scritto e storicamente tutti gli aspetti elencati sono giusti, eccezion fatta, però, sul fatto che la Risiera di San Sabba NON è stato un campo di sterminio ma solamente un campo di prigionia che aveva un forno crematorio. Dire che San Sabba è un campo di sterminio è un errore gravissimo e non deve essere fatto da chi scrive articoli di Storia.

    Ricordo che sono esistiti 6 campi di sterminio nell’ambito della Shoah e sono i seguenti (tutti in suolo polacco): Chełmno, Bełżec, Sobibór, Treblinka, Majdanek e Auschwitz-Birkenau.

    Grazie dell’attenzione,
    Luca.

    • Grazie mille per questo importantissimo commento.
      Sono contento che ci siano persone con questa attenzione alla lettura ed ai significati.

      M

  3. Bernardo Sardano

    Grazie per questa pagina

  4. Davide Roman

    “Calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze danno una cifra tra le tre e le cinquemila persone soppresse in Risiera” (dalla pagina ufficiale della Risiera di San Sabba del comune di Trieste). Abito a Trieste e conosco diverse persone i cui genitori e nonni sono mori a San Sabba.
    .
    http://www.risierasansabba.it/la-storia/

  5. Davide Roman

    “Sul tipo di esecuzione in uso, le ipotesi sono diverse e probabilmente tutte fondate: gassazione in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione. Non sempre la mazzata uccideva subito, per cui il forno ingoiò anche persone ancora vive. Fragore di motori, latrati di cani appositamente aizzati, musiche, coprivano le grida ed i rumori delle esecuzioni”. Ma secondo qualcuno non era un campo di sterminio. Non era nato come tale probabilmente ma in breve tempo lo è diventato a tutti gli effetti.

  6. Federico

    fa veramente piacere leggere in rete anche qualcosa di questo genere in mezzo a tanta spazzatura, complimenti per il tuo impegno

  7. aam

    Esistevano, denominati dalla stesssa Italia fascista così: “campi di concentramento”:
    http://campifascisti.it

  8. Ernesto Zucco

    Grazie! A nome mio ed in memoria di tutto ciò che mio padre mi ha raccontato della sua vita di ragazzo nel periodo fascista, di militare nella guerra di Grecia e di internato in un campo di concentramento tedesco. Alle falsità non si risponde con gli slogan ma con la forza della ragione e la serietà della documentazione storica.

  9. Ho usato alcuni dati della tua pagina. Non so da che parte stai, oltre all’antifascismo chiarissimo che esprimi e che diventa un dono per noi.
    Io sono per portare il M5S su posizioni antifasciste, altrimenti il fascismo si ricostituirà presto anche ufficialmente. Già oggi siamo in una reale Italia post-fascista. Se non sarà un colpo di stato militare (forse) sarà questa propaganda martellante. In pochi anni prevedo che il terreno umano sarà fertile per la ricostituzione dei “fasci”(le ronde padane erano simili) e per la soppressione in segreto delle persone di diverso segno. Il resto saranno spie, volgarità, violenze in strada, paura, tutto per portare acqua al mulino della borghesia bancaria e industriale del momento, quindi al controllo totale, al New World Order, all’egemonia bancaria, al microcip sottocutaneo e altre aberrazioni già esistenti ma non ancora ufficializzate.

    https://www.facebook.com/MoVimento-5-stelle-dopo-la-giravolta-398284587603757/?modal=composer

  10. Fabiano

    Smentisco quanto asserito da Luca Bonazzi, evidentemente in deficit di approfondimento sul triste argomento.

    La Risiera, oltre ad essere usata come campo di smistamento di oltre 8000 deportati provenienti dalle Province orientali destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu quindi adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti del regime nazista.

    Il numero delle vittime, sia quelle gassate che abbattute con armi da fuoco o per le percosse, ammonta complessivamente a circa 8500, come in parte risulta anche nei documenti che gli stessi repubblichini e gli stessi tedeschi compilarono, per la loro macabra contabilità.

    – Francesca Longo e Matteo Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, Milano, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2004
    http://www.risierasansabba.it/

  11. Tony

    Luca Bonazzi. Ne hai dimenticato più di qualcuno. Per esempio Dacau in Germania e Mauthausen in Austria. QUindi come vedi non tutti in Polonia. A Risiera di San Saba furono uccise 5.000 persone. Come vuoi chiamarlo? Campo di prigionia? Nei campi di prigionia non venivano uccise persone. A Risiera di San Saba si.

  12. Giuseppe antico

    Ciao mi pare che hai mancato la bufala sul fascismo dove si dice che mussolini risanò tutte le paludi e donò tutti i terreni agli italiani..

    invece fu solo un 6% del totale delle paludi ed non ha iniziato lui i lavori ma da altri governi precedenti e si rubò il merito degli altri governi

  13. giorgio portas

    Mai tollerare il fascismo.
    L’arte d’amare di Eric Froome ha insegnato tanto.
    Quanto tu pensi sia un insegnamento per un futuro migliore.

  14. Gianmarco

    Sei un grande marco!

  15. Roberto

    Ottimo lavoro!

  16. Giovanni

    La storia viene sempre scritta dai vincitori, mi meraviglio che a distanza di settanta cinque anni ci sono ancora persone che nel nome dell’odio cercano di tirare sempre l’acqua al suo mulino.lo sanno tutti che le vere verità fanno male, per questo le cose nel nostro Paese non possano raggiungere l’armonia.

    • Giovanni purtroppo siamo nel 2020, fra poco saranno 100 anni, non 75.
      E vedere l’Italia ferma ancora a quei ragionamenti non fa ben sperare.
      Si parli piuttosto dell’oggi, si affrontino i temi di discussione che portano altre società all’avanguardia.
      Quali?
      I risultati del capitalismo in termini di sfruttamento dell’ambiente, distribuzione del lavoro (e sfruttamento) e dei flussi di denaro.
      La disgregazione della famiglia come nucleo resiliente, in favore di un’atomizzazione indirizzata al consumo.
      La creazione di un impianto di stoccaggio unico per ogni stato Europeo, che vada ad ospitare tutti i rifiuti nucleari prodotti.
      La lentezza cronica della burocrazia e della giustizia.
      L’aggiornamento della scuola per formare meglio i nostri ragazzi alle capacità che servono oggi: la programmazione, il discernimento di informazioni in mezzo ai big data, la finanza, l’impresa privata e la sua etica.
      I metodi per fermare il flusso di giovani che escono dall’Italia e vanno ad offrire le loro competenze in qualunque parte del mondo, per mai più tornare. Una desertificazione che sta svuotando paesi e provincie oltre che di persone anche di competenze. Fra vent’anni chi sarà capace di fare impresa, o di rendere competitive quelle esistenti, o di realizzare un cambio generazionale?
      E noi, a parlare di tifoseria…

  17. Nando

    Grande, grande!! Rubo e diffondo.

  18. Aldo Federico Petrella

    Apprezzabile articolo sui danni del fascismo. Non condivido la tua premessa dove affermi:”… non è più il caso di parlare di fascismo,comunismo, altre ideologie…”. Non li metterei sullo stesso piano; non mettiamoci a fare la somma delle vittime, non m’interessano le graduatorie. Per quanto concerne il nostro Paese i danni fatti da un regime attivo per un ventennio non hanno paragoni anche perché il comunismo in Italia non c’è mai stato. Altra considerazione è sul termine “ideologia”… non trovo che sia negativo. Penso invece che la mancanza di ideologie sia alla base dei problemi attuali, caratterizzati da ignoranza preponderante e da carenza di confronti etici. Certo le ideologie non sono tutte uguali ma la conoscenza e la possibilità di fare confronti sono la base di scelte ponderate e razionali. Certo l’Olocausto era supportato dall’idea dell’esistenza delle “razze” e dalla convinzione che una di queste dovesse prevalere. Alla capacità intellettiva dei singoli e alla diffusione di altre ideologie è demandato il compito di contrastare le aberrazioni.

    • La premessa è dovuta per superare l’empasse dovuta all’identificazione.
      Ci troviamo sul fatto che i compartimenti stagni piantati e cresciuti nella testa della gente impediscono un ragionamento sensato, a freddo.
      Penso concorderà anche su un’altro fatto: come esiste un inquadramento tipico “squadrista”, esiste anche una forma mentale tipica dall’altra parte, che va affrontata allo stesso modo. Senza rompere le barriere ambo i lati, non è possibile aprire un canale di comunicazione tra due mondi (che ripeto, esistono solo nella testa della gente) che non si vogliono parlare. A tutti gli effetti è passata l’idea che siano due tifoserie avversarie (vedere anche l’altro articolo sul fatto che “fascismo non è il contrario di comunismo, ma il contrario di democrazia” http://www.marcoinfussi.it/fascismo-non-e-il-contrario-di-comunismo-ma-di-democrazia/ ).

      Trovo allora che senza questa premessa subentrerebbe una tara che porta a negare a priori il contenuto dell’articolo, che poi chi lo nega è proprio chi beneficerebbe maggiormente della lettura e – si spera – conseguente riflessione!
      Insomma: se il primo argomento degli adoratori del duce è che chi scrive “è contro”, automaticamente il contenuto viene negato come falsità.

      Anzi, con queste persone – che tanto avrebbero bisogno prima di tutto di lavorare sull’equilibrio di valori all’interno della propria vita, prima di tutto arrivando al punto di “fregarsene” del passato, perchè viviamo in un presente diversissimo da quegli anni ormai troppo lontani – non si riesce nemmeno a presentare i fatti, se non si premette che “non c’è una graduatoria”, “non serve la somma delle vittime” e quindi che (almeno secondo me) sarebbe proprio il caso di mettere sullo stesso piano. A volte per sdrammatizzare mi metto ad urlare “‘l’Italia non si doveva alleare con Otto Von Bismarck per ottenere il Veneto!” :D

      Comunque… se qualsiasi -ismo è fallito (nonostante il grande apprezzamento per gli esperimenti messi in atto, ormai rimasti al margine del mondo – es. Cuba), ora abbiamo tanto bisogno di andare oltre. Una fase di profonda trasformazione è in atto!

  19. Pagina importantissima, troppe persone credono che in fondo il Fascismo ha fatto anche del bene, almeno in economia. Tuttavia, basta confrontare lo sviluppo dell’Italia ad altri paesi europei durante gli anni della dittatura per capire che questa idea non è affatto vera.

  20. Pasquale74

    Salve Marco, ho letto e apprezzato le tue informazioni sul Fascismo. Ti scrivo in quanto lavoro con un collega dichiaratamente fascista, più e più volte, arriva i reparto con saluti romani e appellativi come “camerata” e “A NOI”, canti fascisti ecc..Ne è nata una discussione dove gli facevo notare gli orrori commessi dal partito ,come ad esempio il madamato..
    Volevo chiederti sai dove posso trovare fonti attendibili sull’argomento?
    Grazie infinite

    • Appena avrò un po’ di tempo, cercherò di ampliare le argomentazioni ed inserire una bibliografia.
      Ricordiamo che – seppure la storia la scrivono i vincitori – su questo argomento sarebbe ora di prenderla un po’ più alla leggera: sono passati 100 anni (!!!).
      E’ come se io mi infervorassi per Otto Von Bismarck o Camillo Benso Conte di Cavour. Ed entrassi al lavoro urlando i gridi di battaglia dei Visigoti, seguendo nomenclature e tradizioni degli Incas.
      Cosa ne dobbiamo dedurre? Che l’Italia è un paese di gente che proprio non riesce ad esser razionale.

  21. alessandro

    molto interessante complimenti

  22. Fabrizio

    Io ho un padre di 83 anni, che ha divulgato in famiglia tanti racconti, avallati da libri del tempo che ancora custodiamo, che il fascismo era una cosa buona e che ha fatto tutte le cose di cui l’articolo parla, che non ha o non avrebbe fatto. Ma come mio padre c’è ne sono tante persone anziane che parlano bene del fascismo. Con loro guai a chi gli tocca Mussolini. Io personalmente non vado d’accordo caratterialmente con lui, proprio perché si è comportato come un padre padrone. Mio fratello adora mio padre lui è più mansueto, ma ha la stessa mentalità. Ma siccome sono una persona sensibile capisco anche tutte le persone che divennero Partigiane e che sono morte combattendo il fascismo. Ma quale è la verita’ oggi come allora l’italia e spaccata in due su questo tema ci sono i sostenitori e gli oppositori. La legge Scelba, come tutte le leggi proibizioniste ha sortito l’effetto contrario. Io personalmente non condivido le leggi razziali, ma oggi cos’è cambiato siamo più liberali e democratici, ma il razzismo e la xenofobia e molto presente non dobbiamo essere ipocriti. Purtroppo c’è stata una guerra e chi in quegli anni se l’è passata bene sarà sempre un fascista chi se le passata male sarà sempre un partigiano, è sarà una storia infinita che non avrà mai soluzione. È sarà sempre peggio perché io invece che ho avuto un padre fascista ,anche se io non lo sono, ho faticato sempre e fatico tutt’oggi per un lavoro, molti dei miei amici, figli dei partigiani comunisti sono tutti sistemati con la raccomandazione Clientelari amici degli amici. Viva l’italia, mia moglie aspetta 100 euro di cassa integrazione che non è ancora arrivata e voi ancora vi elucubrate cerebralmente se il fascismo è stato o no una buona cosa. Vi faccio una domanda. La propagazione del pensiero unico dominante non è una forma di fascismo dittatoriale, mascherato da perbenismo?

    • L’articolo non vuole essere un’elucubrazione sul fascismo. L’articolo è diventato una risposta a tutti coloro che – ogni volta – tirano fuori l’argomento.
      Chi fa politica (che significa affrontare qualche problema concreto legato al proprio territorio, come cerchiamo di fare noi sui temi dell’inquinamento, disoccupazione, malfunzionamento delle tratte per i pendolari, urbanistica) spesso si ritrova a dover parlare con la gente di questi argomenti, quando invece si vorrebbe parlare di cose vere, che influiscono sulla vita di tutti i giorni nel luogo in cui si abita. Le assicuro che non è affatto piacevole perdere il proprio tempo a parlare di cose di 100 anni fa. Siamo nel 2020 e siamo rimasti al 1920.
      Eppure questa “tifoseria” è ancora viva, ed ha sinceramente stancato.
      Ci si attenga alla risposta che ci ha affidato la Storia, e si abbia il coraggio di informarsi meglio e parlare delle cose di oggi: dal 2012 ogni Ente pubblico è obbligato ad esibire un Albo Pretorio online. Che si cominci una volta per tutte a cercare gli atti d’interesse ed a leggerli. E invece no… basta guardare su Facebook le false notizie che escono fuori.
      Finché non ci daremo una svegliata saremo sempre un Paese arretrato.

      Ps: e che finisca anche la contrapposizione fascisti/partigiani o ancora peggio fascisti/comunisti. Non ci sono categorie. La maggior parte della popolazione ha solo subito gli eventi, e non ha mai seriamente ragionato su cosa fare di concreto ed eventualmente schierarsi. La gente era troppo impegnata a tirare a campare, come oggi del resto.

Lascia un commento