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Terra dei Fuochi come 9 volte Malagrotta. E quando tocca alla Valle del Sacco?

Spesi ormai 9 mesi nella ricerca di documenti ufficiali sullo stato di salute della nostra Valle del Sacco, ho tanti scatoloni pieni di carte, ma finora nessuna risposta all’atto pratico (nota: ho cominciato grazie all’aiuto di Niccolò Rinaldi, europarlamentare Alde nonchè unico ad avermi risposto, ed ho scritto a parlamentari di ogni tipo, grillini in testa…).
Nel tentativo di valutare come funziona il piano di azione per la Terra dei Fuochi (per provare ad applicarlo alla Valle del Sacco), allora ho richiesto al Ministero la documentazione completa, ottenendo solo due .pdf di sintesi.

Antonio Musella, Andrea Zitelli e Antonio Scalari di Valigia Blu hanno fatto lo stesso, e se la pensano come me forse non abbiamo sbagliato mira: l’indagine del Ministero non è completa, perchè i dati si riferiscono esclusivamente agli effetti sulle coltivazioni, e non contemplano tutti gli altri tipi di inquinamento, mancando analisi delle falde, dei suoli urbani e industriali degradati e dell’aria.

Risultato: su un’area di 1.076 km2 di terreni agricoli, il 2% dei terreni ha bisogno di urgenti bonifiche.
Ed i terreni industriali e residenziali quando si calcolano?
E anche qualora questa fosse l’area totale delle sorgenti di inquinamento, a quanto ammonta l’area che queste sorgenti hanno inquinato?

 

Ciò non è bastato a impedire che il dibattito si focalizzasse solo su “una percentuale irrisoria“, “allarmismo ingiustificato” e “narrazione apocalittica che trarrebbe forza dalla psicosi popolare e dalle bugie dei pentiti“.
Come da copione Valle del Sacco, ove non si può parlare perchè sono ormai ben oleati i meccanismi di negazione e poi rimozione dalla memoria collettiva. Pur di non bonificare spendendo soldi veri.

 

Ma quanto vale questo 2%?
Basta ed avanza, perchè su 1.076km2 abbiamo un’area estesa circa 22km2 (pari a 2.200 ettari).

Si pensi che la discarica di Roma Malagrotta, la più grande d’Europa, ha una superficie di 240 ettari, pari a (in confronto, “soli”) 2,4 km2!

A piena ragione si può quindi affermare che la Regione Campania deve risolvere un problema relativo ad una superficie pari a quella di ben 9 discariche di Malagrotta. Voglio proprio vedere come faranno i poveri Campani, visto che noi cittadini della Regione Lazio abbiamo protestato per 20 anni (e tanti nel frattempo si sono ammalati e, ahimè, si sono pure ricongiunti con il Signore)!

La politica dovrebbe allora maledire chi ha liquidato la situazione con affermazioni tipo “la Terra dei Fuochi è solo una finzione letteraria“, “servizi sensazionalistici” e “dichiarazioni di Raffaele Schiavone: un pentito sciagurato“.
E invece cosa fa la politichina birichina? Continua a giocare con “Le bugie della statistica” (Kramer Walter, edito da Mimesis).

 

L’unica soluzione possibile?
Quella che vado proponendo da tempo: visto che nè l’inquinamento, nè le fabbriche potranno esser spostati in tempi brevi dalle pianure, è necessario spostare in quota tutte le attività legate all’allevamento ed alla produzione di alimenti.
Lo Stato dovrà espropriare terreni in montagna e pagare di tasca sua il trasferimento definitivo dell’agroalimentare dalla Valle alle zone in quota.
Non mi si venga a raccontare di prodotti tipici e a denominazione controllata, se questi sono i terreni sui quali crescono.
La prima vera bonifica da fare è lì: garantire (almeno) che industrie inquinanti ed alimenti non siano dirimpettai.

 

 

I dubbi che nascono quando si analizza lo studio

Perchè scrivo di Terra dei Fuochi, quando siamo in Valle del Sacco?
Perchè (sempre sperando che la nostra politica sia abbastanza forte da portare alla luce il problema) toccherà anche a noi sorbirci questo copione, e non deve andare così.
Vogliamo le bonifiche con tutti i crismi!

  1.  Gli autori precisano che non esiste ad oggi un regolamento che definisca con precisione gli interventi di bonifica nelle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento.L’Istituto Superiore di Sanità ricorda infatti che il D. Lgs. 152/2006 «Norme in materia ambientale» (Tabella 1, Allegato 5 della Parte quarta – Titolo V) definisce i valori limite di concentrazione dei contaminanti nei suoli solo per due destinazioni d’uso: “residenziale/verde pubblico e/o privato” e “commerciale/industriale”; quindi non esistono disposizioni per i suoli destinati alla produzione agricola e all’allevamento.
    Si sono quindi adattati allo scopo i valori limite in uso per l’analisi di rischio di siti contaminati non rurali, cioè le CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) per i siti posti in aree a uso verde pubblico e residenziale. Ma le CSC possono risultare, per una determinata sostanza, troppo poco cautelative o eccessivamente cautelative.
  2. Sono raccolti tutti i dati relativi ai siti adibiti a discarica, autorizzati e non autorizzati, gli impianti di trattamento rifiuti e i siti di stoccaggio, le aree dove sono avvenuti incendi o interramenti di rifiuti e altre potenziali fonti di inquinamento come siti industriali e grandi vie di traffico.
    Nonostante per ora non siano stati inseriti nella valutazione, saranno considerati altri elementi che possono influenzare la mobilità dei contaminanti nel terreno, come le caratteristiche specifiche dei suoli e i dati meteo.
  3. Non è possibile per ora valutare come si accumulano i contaminanti nei vegetali coltivati: si danno indicazioni per indagini da svolgere in futuro sulla mobilità e la biodisponibilità degli inquinanti (ovvero, in sostanza, la loro tendenza ad essere assorbiti dagli organismi viventi) e il loro grado di traslocazione e accumulo nelle «parti eduli» delle piante, cioè quelle che sono utilizzate a scopo alimentare.
    Gli autori precisano che «per molte sostanze chimiche non esistono ancora limiti legislativi di sicurezza, in quanto è ancora in itinere la valutazione tossicologica». Di questi dovranno anche «essere definite le soglie di rischio legate al consumo».
  4. Non è possibile per ora valutare nemmeno il rischio relativo ad ogni contaminante. Manca anzi addirittura un elenco esaustivo di tutti i contaminanti indice individuati.
  5. La classificazione delle aree agricole proposta si basa unicamente sui valori di superamento delle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) o dei valori di fondo (naturale o antropico). Non tiene ancora conto dei dati riguardanti il passaggio degli inquinanti sotto esame nella catena alimentare, per quanto ci si possa attendere che in questo passaggio possa verificarsi un’attenuazione degli effetti della contaminazione.
  6. Quando si accenna alle mappature effettuate nell’ambito del progetto MIAPI (Monitoraggio delle Aree Potenzialmente Inquinante) per l’individuazione dell’eventuale presenza di fusti sepolti, anche con contenuto radioattivo, non vengono riportati i risultati di tali indagini.
  7. La legge 133 (la cosiddetta Legge sulla Terra dei Fuochi) dava alla Commissione interministeriale che ha svolto le indagini per la mappatura dei terreni agricoli inquinati la possibilità di acquisire agli atti dati ed analisi di terreni su cui c’era anche solo un’attività investigativa, a differenza della legislazione normale che prevedeva la possibilità di acquisizione solo dopo il terzo grado di giudizio. Eppure i nuclei investigativi hanno individuato vari tasselli mancanti nello studio del governo, nonostante la grande mole di segnalazioni e dossier inviati alla commissione: mancano i terreni limitrofi alla cava Monti nel comune di Maddaloni (dove, secondo l’Arpac, sono stati sversati circa 200 mila tonnellate di rifiuti pericolosi) o i terreni della masseria Calabricitto ad Acerra (discarica dei Pellini, finita con la prescrizione dei reati per gli imprenditori che sversavano fanghi tossici).

 

E’ evidente quindi che lo studio sia costituito da proposte di indici e metodi di indagine da applicare in futuro, e quindi liquidare la vicenda della Terra dei Fuochi come una montatura è un errore grave.

 

 

Risorse
http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7367
http://158.58.172.191/cliente67/DatiWeb/PdfSingoli/2536780.pdf

Fonti
http://www.fanpage.it/terra-dei-fuochi-mappa-interattiva-51-siti/
http://www.valigiablu.it/terra-dei-fuochi-cosa-non-dice-il-rapporto-del-governo/
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-11/terra-fuochi-aree-sospette-sono-2percento-57-comuni–164137.shtml

Licenza
cc-by-nc-nd marcoinfussi.it

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Tramite il gruppo civico Cambiare partecipo ad un progetto di rinnovamento della classe politica di Ferentino. Con questo sito internet cerco di informare e creare una discussione trasparente circa le scelte operate dall'amministrazione comunale.   Lavoro in architettura e restauro, progettando e realizzando ambienti, strutture, arredi ed oggetti tramite la mia azienda, Fornaci Giorgi, che produce pavimenti, rivestimenti ed elementi architettonici in cotto fatto a mano.   Mi interesso di arti visive, interfacce uomo macchina, applicazioni internet. Ho il pollice verde ed amo mia moglie Domitilla e nostra figlia Charlotte.   In passato ho collaborato con Wikipedia, Ubuntu, Live Performers Meeting, Il Cartello per la promozione e diffusione delle arti, Greenpeace, Festival Arrivano i Corti, Il Giardino delle Rose Blu, Il Gabbiano.

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