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Itangliano & Anglicismi

Il termine anglicismo («una voce o frase dell’idioma inglese; ovvero una maniera di parlare», così nell’enciclopedia di Chambers tradotta a Venezia nel 1747; in ingl. anglicism risaliva al secolo precedente) compare alla metà del XVIII secolo, quando l’‘anglomania’, dopo aver furoreggiato in Francia, andava contagiando tutta l’Europa e si manifestava anche in Italia attraverso un interesse crescente per le parole inglesi. Scriveva nel 1764 Giuseppe Baretti nella «Frusta letteraria»:

Che bella cosa, se mi venisse fatto di svegliare in qualche nostro scrittore la voglia di sapere bene anche la lingua inglese! Allora sì, che si potrebbono sperare de’ pasticci sempre più maravigliosi di vocaboli e di modi nostrani e stranieri ne’ moderni libri d’Italia! E quanto non crescerebbono questi libri di pregio, se oltre a que’ tanti francesismi di cui già riboccano, contenessero anche qualche dozzina d’anglicismi in ogni pagina.

Usato all’inizio in concorrenza con inglesismo (attestato dal 1757), dai primi decenni del Novecento anglicismo è stato affiancato dalla variante anglismo e poi, per indicare in modo più specifico le interferenze dell’inglese d’America, o queste accomunate a quelle inglesi, anche da angloamericanismo.

 

Influenza dell’inglese dal medioevo al primo Novecento

Fino alla metà del Settecento, oltre a mancare il termine che li indicasse, anche gli anglicismi erano piuttosto rari. Nel medioevo sono attestate alcune parole dovute ai rapporti commerciali con l’Inghilterra: sterlini (1211), costuma «dogana» (dall’ingl. customs); in epoca rinascimentale voci relative alla vita politica e alla società inglese in relazioni di ambasciatori o viaggiatori o in opere storiche: alto tradimento (calco di high treason), parlamento, coronatore (dall’ingl. coroner), puritani.

Alla fine del Cinquecento John Florio, insegnante d’italiano in Inghilterra, compose un vasto dizionario italiano-inglese intitolato A worlde of wordes (1598) ma, come il precedente lavoro di William Thomas (Principal rules of the Italian grammer, with a dictionaire, Londra 1550), è opera soprattutto per anglofoni.

Solo dal Settecento l’inglese esercitò un’influenza sempre più incisiva. La rivoluzione industriale, il nuovo sistema politico consolidatosi dopo la guerra civile del 1642 con le istituzioni parlamentari, l’impero coloniale, e poi il mito della rivoluzione americana e della giovane nazione indipendente, il crescente prestigio culturale e scientifico dei paesi anglosassoni, i loro successi economici e diplomatico-militari, hanno via via alimentato un generale sentimento di ammirazione nei confronti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Nel Settecento diversi intellettuali italiani soggiornano in Inghilterra e la lingua inglese, prima considerata barbara, viene rivalutata e studiata, se ne scopre la letteratura, se ne traducono i capolavori, la si impara per diletto, per essere al corrente, per necessità commerciali. Lo comprovano le tante edizioni e ristampe di grammatiche inglesi destinate a italiani. Pregevoli anche i dizionari bilingui: quello di Baretti (1760) ebbe sei riedizioni in quel secolo e numerose altre nel successivo. Tuttavia va ricordato che molto della cultura e del lessico inglese è filtrato tramite il francese: perfino nel XIX secolo la maggior parte dei romanzi di Walter Scott e di James F. Cooper, cui si deve la diffusione di molti anglicismi, furono tradotti da traduzioni francesi (Benedetti 1974; Sullam Calimani 1995).
Appunto nel Settecento compaiono i primi consistenti nuclei di anglicismi: un settore particolarmente ricco è quello dei termini della vita politica e sociale che, a parte pochi casi (bill, club, pamphlet, humour), sono rappresentati da anglolatinismi o calchi facilmente integrabili (autodeterminazione, coalizione, comitato, costituzionale, legislatura, opposizione, ordine del giorno, senso comune, ultimatum). Diversi anche gli aggettivi: immorale, sentimentale che deve la sua fortuna alla traduzione del Sentimental journey di Laurence Sterne. Ma non mancano termini legati ai commerci e alla navigazione (biglietto di banco, importare; brick, cutter), alla moda, ai cibi e alle bevande (Cartago 1994: 727-735).

Nel corso dell’Ottocento, col diffondersi della stampa, l’influenza dell’inglese si fa più capillare e, oltre al linguaggio politico (leader, meeting, premier, assenteismo, non intervento, radicale), interessa la vita mondana (dandy, fashion, festival), i nomi di abiti e stoffe, di mezzi di trasporto navali, la terminologia ferroviaria (rail, sostituito da verga o rotaia, locomotiva, vagone, tunnel). Diversi anche i nomi di cibi e bevande (brandy, gin, whisky; rostbif adattamento di roast-beef, curry).

A cavallo fra Otto e Novecento sono interi settori del lessico che si sviluppano sotto la spinta del modello inglese: dall’economia (boom, business, check, copyright, depressione, export, manager, marketing, stock, trade-mark e il suo calco marchio di fabbrica, trust), a diverse scienze e tecniche nuove, come quelle dei trasporti (cargo, ferry-boat, yacht, rompighiaccio calco di ice-breaker; autocarro, bus, clacson), della radio, del cinema (cartoni animati, cast, film, set, vamp). Si pensi in particolare alle terminologie di sport che cominciano a praticarsi adesso, dal turf (derby, performance, outsider), al foot-ball (goal, cross, dribbling, offside e il suo calco fuorigioco), al tennis, al pugilato (ring, knock-out). Abbondano anche i termini riferiti alla vita quotidiana, al costume sociale, alle professioni (barman, boss, boy-scout, camping, gangster, killer, shopping, snob, proibizionismo, recital) (cfr. Cartago 1994: 735-743).

 

L’anglicismo dalla metà del Novecento ad oggi

Già dalla fine della prima guerra mondiale si notano segni di cambiamento: si riduce il ruolo del francese come tramite dell’anglicismo; cresce l’attrattiva della lingua inglese e in particolare, specie nel secondo dopoguerra dopo il boom economico degli anni Cinquanta, dell’American English.
L’inglese è usato sempre più largamente nelle relazioni fra stati, nelle grandi organizzazioni internazionali, negli scambi legati alla vita culturale e alla ricerca scientifica, tanto da semplificarsi e rimodellarsi per favorire la massima comunicatività: anche perciò è stato accolto come lingua franca per un mezzo globale come internet.

Cresce via via nella scuola italiana lo studio dell’inglese, che dal 1990 è pressoché l’unica lingua insegnata al livello dell’obbligo. Anche le pubblicazioni e le lezioni universitarie di alcuni settori scientifici vedono oggi l’inglese in un ruolo dominante.
Riguardo alla lingua comune, gli attuali fenomeni di interferenza sono fortemente determinati dai mezzi di comunicazione sociale, che favoriscono una diffusione ‘dal basso’ dei prestiti e una loro rapida ambientazione. Gli anglicismi sono imposti dalle esigenze della società globale e dall’omologazione tecnologica e informatica: la simultanea trasmissione mondiale delle informazioni veicola dovunque i medesimi internazionalismi che accentuano la convergenza fra le lingue e che sono difficilmente sostituibili. Inoltre, mentre fino ad alcuni decenni fa gli anglicismi erano in gran parte filtrati attraverso la pagina scritta e introdotti dagli strati più colti, oggi la loro interferenza è soprattutto orale, anche se si tratta di oralità indotta e condizionata dai mezzi di comunicazione sonori che rendono disponibili i prestiti con una pronuncia già impostata e una prima ambientazione semantica, tanto che ogni parlante ha una certa facilità a farli propri e riutilizzarli.

Taluni singoli settori risultano però più permeabili all’anglicismo, come il linguaggio di cinema e televisione (cult, news, zapping), di pubblicità e marketing (sponsor, spot, testimonial), il gergo giovanile (dark, punk, wow) e sportivo, il lessico di diverse discipline scientifiche, a partire dal settore economico-finanziario (Rando 1990; Rosati 2005) e da quello dell’informatica (Marri 1994; Lanzarone 1997). Ma ciò che mostra l’efficacia dei mezzi di comunicazione sono i tanti termini comuni (call center, fiscal drag, flop, mobbing, outing, stand-by, ticket) che riescono ad acclimatarsi rapidamente perché ricorrono in uno slogan, in un film, in una notizia televisiva (cfr. Guţia et al. 1981; Fanfani 1997). Tali elementi spesso danno luogo a derivati (chattare, flashato, ticketteria) o composti (hacker-terrorista, tagliaspot), inserendosi nelle strutture morfologiche della lingua alla stregua di quelli tradizionali (cfr. Klajn 1972; Schweickard 1998; Iamartino 2001; Bombi 2005)

 

Aspetti linguistici

Fra gli anglicismi contemporanei sono ancora i nomi la categoria più rappresentata. Un segno della pervasività dell’inglese è però il crescente apporto di aggettivi (bipartisan, no global, no-profit, trendy, cordless), talora sostantivati (i big), di avverbi e interiezioni, e in particolare di fraseologismi (job on call, book on demand, denial of service, marketing one-to-one, pay per view). Ogni prestito che inizi il suo processo di acclimatamento viene subito rapportato alle strutture dell’italiano. Ma, a differenza di un tempo, le ridotte capacità di assimilazione, la maggior conoscenza della lingua straniera, le modalità con cui avvengono le interferenze, rendono rari gli adattamenti grafici e fonomorfologici, sentiti come riproduzioni distorte e provinciali del modello. Così oggi gli anglicismi sono accolti o come prestiti integrali o come calchi o in entrambe le forme (attachment / allegato, hacker / pirata, web / rete, download / scaricare).
Per la pronuncia dei prestiti integrali si tende ad approssimarsi più o meno, a seconda della situazione o della cultura del parlante, a quella inglese o americana, talora con incertezze fra i due tipi. Fanno eccezione le voci radicatesi popolarmente (shampoo, overdose, watt); tuttavia anche qui si stanno diffondendo pronunce più ‘corrette’ (bus [bas], raid [̍̍̍̍̍̍ˈrεid], festival [ˈfεstival]). L’assimilazione fonetica è minima: di solito il fonema inglese privo di un corrispondente in italiano viene reso col suono più vicino: [æ] > [ε] (match), oscillante con la resa [æ] > [a] (fan, manager); [ʌ ] > [ a] (pick-up, punk).

Nella fonetica sintattica, oltre al completo ambientamento delle consonanti finali e all’estensione delle possibili occorrenze della semiconsonante [w] in posizione iniziale (welfare, windsurf, workshop, wow), la s sorda o sonora segue l’uso italiano, con sonorizzazione davanti a sonora (snowboard).
Anche la grafia può indurre qualche adattamento: le doppie di solito si rafforzano (cannabis, horror). Si hanno tuttavia ipercorrettismi e contaminazioni: curling che si dovrebbe pronunciare con [ε] come avviene per surf, analogamente alla resa [ʌ ] > [ a] in voci come cult, cut, pub, si è recentemente diffuso nella pronuncia [ˈkarlin(g)] (Baglioni 2007). Per la grafia, ridottisi gli ipercorrettismi, emerge qualche adeguamento alla pronuncia (bodygard). Sempre praticata la riduzione dei composti al primo elemento, anche nei casi di sequenza germanica, segno della persistente vitalità della struttura tradizionale determinato + determinante (slot-machine > slot, soap opera > soap).

Al plurale, secondo le raccomandazioni dei grammatici, gli anglicismi restano invariati; ma in certi contesti anche voci ormai stabilizzate (club, sport, test) sono usate col plurale all’inglese. Per il genere dei nomi l’adattamento è pacifico quando si tratta del genere naturale (lo steward, la hostess) o del genere della persona in questione (il/la tutor). In altri casi è determinato dalla forma della parola: gli anglicismi in -tion sono femminili, come i nomi italiani in -zione (devolution, fiction, location); quelli in -ing maschili (screening, walking). Oppure dipende dal genere della parola italiana corrispondente per significato (il badge, la e-mail, il nickname, la slide); prevalente è comunque il maschile (Thornton 2003).

 

Pseudoanglicismi

A testimoniare un’influenza riflessa dell’inglese (e degli anglicismi già presenti nella lingua) sono i falsi anglicismi, dovuti a parlanti che hanno una certa dimestichezza con elementi inglesi ma che li interpretano in modo errato o li riutilizzano per nuove creazioni indipendenti da un preciso modello.
Ci sono i veri e propri pseudoanglicismi dovuti a un fraintendimento della struttura o del significato: prestiti decurtati (lift per liftboy), reinterpretazioni semantiche (parking «luogo di parcheggio» invece che «sosta»), calchi inesatti (aria condizionata da air conditioned «condizionato per mezzo dell’aria», fuga di cervelli su brain drain «esodo di cervelli», caso di studio invece che studio di casi per case study). E gli anglicismi apparenti, creati in modo più o meno corretto in italiano impiegando analogicamente strutture formative dell’inglese, note dai prestiti o dalla lingua (beauty case a cui si sono aggiunti beauty engineering, beauty point; così da trendsetter e opinion maker si è fatto trendmaker). Oggi è questo il tipo più ricorrente, specie nel settore pubblicitario-commerciale dove, pur di disporre di un anglicismo di richiamo, lo si inventa. Se tali neoconiazioni muovono da morfemi già radicati in italiano (autostop, videobar), o seguono moduli tradizionali (babykiller «bambino-killer»), sono equiparabili alle formazioni della lingua (Bombi 2005: 147-158).

 

Effetti più profondi

L’influenza dell’inglese non si esaurisce nelle interferenze lessicali, ma attraverso di esse giunge a interessare altri settori. Sul piano grafico si nota un maggior impiego nel linguaggio pubblicitario delle lettere non tradizionali (specie k, y e x), il ricorso gergale a grafemi anglicizzanti (briosha), usi iconici di lettere (inversione a U su U-turn, T-shirt). Per la fonetica, oltre a una maggior tolleranza per nessi insoliti e nuove distribuzioni dei fonemi, ben rappresentati negli anglicismi, è vinta la resistenza alle finali consonantiche, presenti in neoformazioni e in certi usi emergenti (ad es. l’estensione del non finale tonico).

Nella morfologia lessicale i modelli inglesi hanno contribuito ad aprire l’italiano a nuove risorse formative e a rivitalizzare alcuni moduli, rendendo tutto il settore più duttile e moderno. I nuovi costrutti possono impiegare, anche in forme insolite e ‘ibride’, elementi dei tipi più disparati: elementi formativi greco-latini o alloglotti (➔ elementi formativi), abbreviazioni, clipping di lessemi, sigle; gli aggettivi e i sostantivi hanno funzioni sempre più intercambiabili; se serve a semplificare è adottata la sequenza determinante + determinato propria dell’inglese e dei composti di tipo greco; generalmente estesa la tendenza all’abbreviazione (contrazioni di parole, usi ellittici, riduzioni morfematiche, sigle).

Nella prefissazione è noto l’uso di co- anche davanti a consonante (cobelligerante, copilota) e di non- coi nomi (indotta da prestiti e calchi come nonsenso, nonviolenza, no comment, non conformismo). Numerosi i nuovi formanti ottenuti con clipping: e- da electronics (e-mail, e-book), cyber- da cybernetics, docu- da document, net- da internet, ecc.; -matic da automatic, -cam da camera, -gate da Watergate, ecc. Il suffisso -ese, su modello americano, è usato per indicare varietà o stili linguistici (giornalese, politichese).
Sospinta dall’inglese la diffusione del tipo compositivo costituito da un primo elemento (avverbio, aggettivo o sostantivo) + un aggettivo (o participio) che ne è determinato (lungodegente, sieropositivo, videodipendente). E quella delle giustapposizioni attributive di due nomi in cui uno qualifica l’altro, seguendo sia l’ordine romanzo (fine settimana, ragazza copertina) sia quello germanico (Presidente-pensiero). Rivitalizzati i vecchi composti verbali del tipo tira e molla (usa e getta, gratta e vinci). In diversi casi singoli elementi di composizione tendono a trasformarsi in suffissoidi o prefissoidi e quindi a rendersi disponibili per nuove autonome creazioni lessicali (Dardano et al. 2000; Bisetto 2003; Bombi 2005).

Nel settore della sintassi affiorano diversi moduli di matrice inglese, fra cui l’uso dell’articolo indeterminativo in funzione predicativa specie nei titoli (per es., Una cultura classica nella scuola); la tendenza all’impiego avverbiale degli aggettivi (pensa positivo); tipi di costrutti con sintagmi preposizionali staccati dalla reggenza (fatto da e per donne; pronto a, ma ancora lontano da, venire); il ricorso alla co-disgiunzione e / o; le interrogative ‘multiple’ (chi fa che cosa?).

 

Itangliano

Il termine itangliano è stato coniato, sulla scia dell’antecedente franglais (lo spanglish era di là da venire), per indicare un italiano fortemente influenzato dall’inglese e, soprattutto, caratterizzato dalla massiccia presenza di anglicismi (e pseudoanglicismi) non adattati o di elementi (per es. prefissi e suffissi) inglesi o più spesso angloamericani.
La parola risale a una monografia della fine degli anni Settanta del Novecento (Elliot 1977) dove si presentavano in forma di casistica aneddotica gli esempi più eclatanti di commistione italiano-inglese riconducibili principalmente all’ambiente aziendale e ai suoi tic linguistici (in appendice al volume l’elenco dei 400 termini tipici). Altri termini sono stati coniati a definire il linguaggio che risulta dalla «mescolanza di vocaboli e costrutti italiani e inglesi»: italiaricano, itanglese, italiese, itenglish (Schweickard 2006: 562), ma itangliano è la denominazione prevalente (cfr. la sua ripresa in Trifone 2007). Su un piano diverso, va anche ricordato che l’italiano anglicizzato è stato considerato una specifica varietà del repertorio contemporaneo (Sanga 1981).

Nel corso di un trentennio, lo scenario ha mutato gli attori: il bacino d’utenza passiva e attiva dell’inglese è andato per cause diverse ampliandosi (maggiore consistenza qualitativa e quantitativa dell’insegnamento dell’inglese; maggiore esposizione al suo uso vivo per turismo, relazioni sociali e diffusione di TV satellitari e Internet), e l’influsso angloamericano ha permeato sempre più massicciamente, accanto ai tradizionali, settori nuovi: la cultura hip-hop, le serie televisive di grande successo e seguito, le nuove tecnologie. Ciascuno di questi settori ha portato, accanto ai grandi cambiamenti sociali che ha determinato e secondo i noti meccanismi che sottostanno alle dinamiche del prestito interlinguistico (cfr. Cartago 1994), il proprio contributo lessicale all’italiano: i cinema multisala hanno tutti nomi inglesi (a Roma Sud ci si accorda per serate al Warner [Village], o allo Stardust), ai convegni ci si interroga sul portato pedagogico dei social network, nei corridoi delle facoltà studenti vagano, laptop alla mano, alla ricerca dei migliori punti wireless, i professionisti si concedono, nel tardo pomeriggio, un tonificante happy-hour. È nuova in questo quadro la sola promozione degli anglicismi a usi anche istituzionali: alla Camera dei deputati i membri del governo rispondono al question time, i sottosegretari hanno delega al welfare e si moltiplicano, a tutela dei cittadini e dei consumatori, le authority preposte al controllo di settori strategici per la vita del paese.

 

Tipi ed esempi di Itangliano

Con l’itangliano hanno facile gioco i puristi e quanti ritengono che il primo elemento del composto debba in qualche modo essere protetto e tutelato dal secondo: è semplice, in un enunciato mistilingue, isolare l’elemento alloglotto, biasimarne l’uso (Castellani 1987) e, se del caso, proporre per esso un sostituente (Giovanardi, Gualdo & Coco 2008). In alcuni casi poi l’itangliano fa gridare vendetta e viene naturale schierarsi dalla parte, almeno, del buonsenso:

DoesItOffendYou, Yeah? […]
With a heavy heart i regret to inform you che gli ospiti dell’opening parti della nuova stagione sono i Does It Offend You, Yeah? You have no idea what you’re getting yourself into, ma se avete il fegato per scoprirlo, l’appuntamento è il 10 ottobre alla Locanda […].
Scommettiamo che alla fine potrete gridare anche voi we are rock stars?
Saluti.
Keep It Yours
HolidatsLive + SoftPunkDj set + NoizeInvasion Dj set
Visual Aira

Questo è il volantino pubblicitario (corsivi originali) di una serata-evento in un locale romano distribuito al bar di una facoltà universitaria. Questo è un itangliano voluto, ricercato e non certo di necessità come può esserlo quello di un manuale di informatica o quello in uso presso la redazione esteri di una testata giornalistica (cfr. Frenguelli 2006): l’effetto qui è caricaturale e si fa fatica a capire se testi come questi ricalchino, scimmiottino o promuovano tendenze dell’uso vivo. Sembrerebbero ricalcare, queste righe, le stesse logiche d’ordine commerciale che fanno sistematicamente preferire ai pubblicitari aftershave al già consolidato «dopobarba» e dire agli stilisti che, avendo a cuore il look e non l’«aspetto», essi disegnano capi fashion, non «alla moda», e definiscono trend, non «tendenze».

È più complesso di quanto non lo sia in questi esempi identificare gli elementi estranei quando all’itangliano riesca di ben mimetizzarsi; quando, cioè, il materiale lessicale o morfosintattico che costituisce un enunciato sia tutto, almeno in apparenza, italiano. Lì a segnalare che un qualcosa stona, non quadra, rimane la sola familiarità con l’italiano standard, e a far balenare l’idea di un possibile influsso angloamericano è la sola conoscenza ben approfondita della lingua inglese. Condizioni rare a trovarsi combinate: di lì l’alto tasso di permeabilità al sistema e di riproposizione nei parlanti. Si dice grazie per l’impegno che profondi, anche se faremmo meglio a dire grazie di; siamo amici, con Mario, da tre anni, ma in italiano si dice essere amico di; e via così esemplificando. In altri termini, come vanno dimostrando gli interventi più recenti sul tema da parte di studiosi attenti alla questione (cfr. Dardano, Frenguelli & Perna 2000; Sullam Calimani 2003; Bombi 2005), gli influssi dell’angloamericano sulla nostra lingua cominciano a esondare dal campo tradizionale del lessico (Klajn 1972) per raggiungere anche altri livelli.
È itangliano, anche se ben camuffato, l’impiego risemantizzato, legato soprattutto alle traduzioni in italiano della saggistica e della narrativa e alla pratica del doppiaggio cinematografico e televisivo (cfr. Garzone 2005; Pavesi 2006), di alcuni verbi attestati nella nostra tradizione con significati diversi da quelli ora più in voga. Quando salviamo un file parliamo due volte itangliano: non solo impieghiamo file invece di documento, ma anche il senso di «archiviare», prima sconosciuto a salvare, lo stiamo in realtà mutuando da quello inglese di to save. Parliamo itangliano quando impieghiamo locuzioni come fare sesso o prendersi il proprio tempo che scalzano quelle di prassi: fare (al)l’amore e fare con comodo / calma. È itangliano che elementi angloamericani entrino, a volte scompaginando procedure ben consolidate, nella morfologia, soprattutto nei processi di derivazione e composizione (cfr. Frenguelli 2005): avviene con il tipo baby pensione che antepone, come d’obbligo in inglese, il determinante (la qualifica) al determinato (la cosa qualificata) o anche con il tipo Papa boys, nel quale una relazione sintattica articolata («i ragazzi del Papa / che seguono il Papa») viene compressa e resa, semplificata, con una sola giustapposizione.

Non è immune dal fenomeno la morfosintassi (cfr. Degano 2005): può essere intaccato l’aspetto verbale, come accade con il tipo è che non l’ho lavato da anni al posto del più opportuno non lo lavo o, tratto davvero recentissimo ma in forte espansione, l’impiego di gerundive implicite a scapito delle prescritte subordinate esplicite:

(1) il gruppo […] è caratterizzato da una struttura variabile sia a livello di organico che di repertorio, spaziando da …
mentre corretto sarebbe stato avere, piuttosto, dato che spazia da; ancora:

(2) anoressia e bulimia rappresentano la prima causa di morte per malattia tra le giovani italiane […] colpendo oggi circa […] 150/200mila donne
mentre corretto sarebbe stato avere dal momento che colpisce.

Anche la grafia risente dell’itangliano: è ormai sistematico nella trascrizione delle cifre l’impiego, riverberato anche nel parlato, del punto al posto della virgola per i decimali, oppure l’uso delle maiuscole per gli etnici anche in funzione aggettivale, o dei mesi dell’anno nelle date.

È presto per dire se questi recenti colpi vibrati all’integrità del sistema lingua siano, come altri vezzi esotici rivelatisi poi, alla prova dei decenni, meri occasionalismi, da considerarsi salve o bordate d’artiglieria: sarà il tempo a palesarci le sorti dell’itangliano (e dell’italiano). Il quadro all’orizzonte è però forse meno cupo di quanto gli stessi segnali qui presentati possano indurre a ritenere: entrano, è vero, nelle nostre vite e in itangliano PIN (Personal identity number), smart-card e facebook, ma pur sempre salda rimane, a presidio dell’italianità almeno delle nostre e-mail, una ben tenace chiocciolina.

 

Contro il provincialissimo “Itangliano” si usino invece queste parole.

Premessa necessaria: questa non è una crociata contro l’inglese. Parlare bene non solo l’italiano ma anche l’inglese (o qualsiasi altra lingua) è bellissimo e utilissimo. Ma non sempre è indispensabile introdurre una quantità di parole inglesi in un discorso o in un testo in italiano.

Non si suggerisce quindi di tradurre termini come “marketing” o “sport”, “rock”, “browser”, “smog” (che non hanno corrispondenza), o come “apartheid” o “star system” o “New Deal”, che rimandano a fenomeni radicati in un luogo, in un tempo preciso.

abstract : riassunto, sintesi
advanced : avanzato, progredito, evoluto, sviluppato, d’avanguardia
aftershave : dopobarba
alert : allarme
all inclusive : tutto compreso
appeal : attrazione
asap (as soon as possible) : al più presto, prima possibile
asset : beni, risorse
attachment : allegato
audience : pubblico
audit : revisione, controllo, ispezione, verifica, accertamento
austerity : austerità
authority : autorità
award : premio
background : retroterra, sfondo, contesto, antefatto
backstage : dietro le quinte
badge : tesserino, distintivo
band : gruppo, gruppo musicale, complesso
benchmark : punto di riferimento, pietra di paragone, confronto, indicatore
benefit : vantaggio, indennità, beneficio, gratifica
best practices : buone pratiche, buone prassi
big : grande, grosso
bipartisan : bilaterale, bipartitico, condiviso (da maggioranza e minoranza)
blend : miscela
body copy : testo, testo pubblicitario
bodyguard : guardia del corpo
bond : obbligazione
boss : capo
brand : marca
brand awareness : conoscenza della marca
brand strategy (value) : strategia di marca, (valore della marca)
break : pausa
break even : pareggio di bilancio
budget : bilancio, previsione di spesa, stanziamento
building : palazzo, edificio
business (core business) : affari, attività (attività principale)
business administration : gestione aziendale
business card : biglietto da visita
buyer : compratore
cameraman : operatore
card (credit card) : carta, tesserino, figurina (carta di credito)
cartoon : cartone animato
case history : caso esemplare, (med.) cartella clinica, anamnesi
cash : contanti, pronta cassa
cash flow : flusso monetario, flusso di cassa, liquidità
catering : servizio di ristorazione
center : centro
cheap : economico, a buon mercato, dozzinale, scadente
check (check list) : controllo (lista di controllo)
check up : visita di controllo
chewing gum : gomma da masticare
class action : azione collettiva
clown : pagliaccio
coach : allenatore, istruttore, insegnante
coffee break : pausa caffè
columnist : editorialista
comfort : agio, comodità
coming out : scoprirsi, dichiararsi (dichiarare la propria omosessualità)
commitment : impegno, dedizione, responsabilità
community : comunità
competitor (competition) : concorrente (concorrenza)
compilation : collezione, raccolta, antologia, selezione
concept : idea, concetto, nucleo concettuale
contest : concorso, gara, competizione
convention : convegno, conferenza, assemblea, congresso, simposio
copyright : diritto d’autore
corner : angolo, spazio
counseling : assistenza, terapia, orientamento, consulenza
counseling service : servizio di assistenza, consultorio
coupon : buono, cedola, tagliando
cover : copertina, custodia, (music.) rifacimento, reinterpretazione
crew : squadra, gruppo, equipaggio
customer care : assistenza clienti
customer satisfaction : soddisfazione dei clienti
day by day : giorno per giorno
deadline : scadenza
deal : accordo, affare, trattativa
default (andare in default) : fallire, andare in bancarotta
default (impostazioni di) : impostazioni predefinite
deregulation : deregolamentazione
developer : sviluppatore
device : congegno, dispositivo
display : schermo, visore
downgrading : retrocessione
download (fare un) : scaricare
dress code : regole d’abbigliamento
dry : secco
eco-friendly : ecologico
editing (editor) : revisione, correzione (redattore)
empowerment : rafforzamento, valorizzazione, attribuzione di potere
endorsement : appoggio, sostegno, approvazione
engagement : coinvolgimento
enter : invio
escalation : incremento, intensificazione, inasprimento
escort : accompagnatrice, prostituta
evergreen : classico, intramontabile
executive (chief executive) : dirigente, funzionario responsabile (amministratore delegato)
exit poll : sondaggio tra i votanti, sondaggio sul voto
export : esportazioni
fact checking : verifica dei fatti
fair play : correttezza, lealtà, gioco leale
fake : falso, imitazione, bufala
fan : tifoso, sostenitore, appassionato, ammiratore, fanatico
fashion moda : caratteristica, funzione, funzionalità
feature : commento, opinione, risposta, riscontro {tecn. retroazione)
feedback : sentimento, sensibilità, coinvolgimento, presentimento
feeling : sentimento, sensibilità, coinvolgimento, presentimento
field : campo
fine tuning : messa a punto
finger food (street food) : stuzzichini (cibo da strada)
fitness : forma, forma fisica
flop : fiasco, insuccesso, fallimento
flyer : volantino
food (junk food) : cibo, al imento {cibo spazzatura, porcherie)
font : carattere (tipografico)
forecast : previsione, stima
form : modulo, scheda, formulario
full time : a tempo pieno
gang : banda, cricca
gangster : criminale, malvivente
gap : lacuna, divario, scarto, distanza
gender : lacuna, divario, scarto, distanza
ginger : genere
gossip : pettegolezzo
guideline : linee guida
hall : atrio, ingresso, salone d’ingresso
happy ending : lieto fine
headline : lieto fine
homemade : artigianale, fatto in casa, casereccio
hot : caldo, bollente
hotel : albergo
human resources : risorse umane
import : importazioni
input : contributo, suggerimento, apporto, immissione, spunto
intelligence : spionaggio
jobs act : inizio, principio, lancio (riunione iniziale – preliminare)
kickoff (kickoff meeting) : assassino, omicida, sicario
killer : corredo, equipaggiamento, attrezzatura
kit : conoscenza, sapere, competenza
know how : fuori combattimento
k.o . (knock out) : capo, guida, capo carismatico, presidente
leader : volantino, pieghevole
leaflet : volantino, pieghevole
light : leggero
like (su Facebook) : mi piace
lip gloss : lucidalabbra
live : dal vivo, in tempo reale
load (overload) : carico, caricare, ricarica (sovraccarico)
locati on : posto, luogo, sede
look : aspetto, stile, immagine
low cost : economico, a basso prezzo
low profile : sottotono, dimesso, discreto
lunch (quick lunch) : pranzo (pranzo veloce)
mail (email) : posta, corrispondenza, messaggio (posta elettronica)
mainstream : dominante, prevalente, tradizionale, generalista,
maintenance : manutenzione
make up : trucco
marketplace : mercato
markup : commissione, ricarico
master : specializzazione {post lauream)
match : partita, gara, combattimento, competizione, incontro
meeting : riunione, incontro, convegno, assemblea
merchandising : promozione, attività promozionale
mission : missione
mixer : umore, stato d’animo, disposizione, spirito
mood : imprescindibile, irrinunciabile, imperdibile
must : rete, canali {televisivi), sistema
network : notizie, novità, notiziario, aggiornamenti
news : pseudonimo
nickname : candidatura, designazione
nomination : spento, disattivato
off : proibito, vietato, non autorizzato
off limits : (finanz.) all’estero, (barche) d’altura
off-shore : va bene, d’accordo, tutto a posto, approvo, ci sto
o.k. (okay) : acceso, attivato, in funzione
on : in onda
on air : in linea
online : in linea
open : aperto
outfit : completo, insieme, tenuta, soluzione d’abbigliamento
outing : svelare l’omosessualità (altrui)
outlet : spaccio aziendale
outsourcing : delocalizzazione, esternalizzazione
oversize : enorme, fuori misura, troppo grande
packaging : confezione, imballo, confezionamento
panel : gruppo, comitato, giuria, commissione
parking : parcheggio
paper : (univ.) articolo, saggio
part time : a tempo parziale
partner : socio, compagno, collega
partnership : alleanza, collaborazione, associazione, accordo
party : festa, ricevimento
pattern : schema, disegno, struttura, composizione
pen drive : chiavetta
performance : prestazione, rendimento, esibizione (artistica)
player : protagonista, competitore, attore, partecipante
plot : trama, intreccio, tracciato
policy : regole, criteri, norme, abitudini
politically correct : politicamente corretto
poster : manifesto
power : potenza, forza, energia, carica, potere, facoltà
premier : primo ministro, capo del governo, presidente del consiglio
preview : anteprima, anticipazione
press release : comunicato stampa
problem solving : risoluzione dei problemi
prospect : potenziale cliente
public relations : relazioni pubbliche
random : casuale, a caso
rating : classifica
reception : ricezione, accoglienza, ricevimento, accettazione
record : primato
red carpet : tappeto rosso
refill : ricarica, ricambio, cartuccia
refrain : ritornello
refresh : aggiornamento
relax : riposo, svago
remake : riedizione, rifacimento
report : resoconto, verbale, rapporto, relazione
review : revisione, esame, controllo
revival : ritorno, risveglio, riscoperta
room service : servizio in camera
rumour : pettegolezzi, voci, chiacchiere
safety : sicurezza
sandwich : panino, tramezzino
scoop : notizia sensazionale, colpo giornalistico
self control : autocontrollo
selfie : autoscatto
sequel : continuazione, seguito, prosecuzione
serial : serie (televisiva), seriale (come aggettivo)
sexy : seducente, erotico
share (market share) : quota (quota di mercato)
sharing : condivisione
shock : trauma, scossa, sconvolgimento, colpo
shopping : compere, acquisti
show : spettacolo
showdown : resa dei conti, confronto finale, scontro, chiarimento
showgirl, showman : donna, uomo di spettacolo
showroom : esposizione, sala d’esposizione
skill (skilled) : capacità, competenza, abilità (capace, competente)
size : taglia
small (medium, large size) : taglia piccola, media, grande
smart : intelligente, brillante, sveglio, acuto, ricettivo
snack : merenda, spuntino
snob : altezzoso, sostenuto, arrogante
soft : morbido, soffice, molle, debole, tenero, tenue
speaker : relatore (a una conferenza), annunciatore
speech : discorso
spending review : revisione, taglio della spesa
sponsor : finanziatore, sostenitore, patrono
spread (finanza) : scarto, divario
sprint : scatto, volata, accelerazione, allungo
staff : personale, impiegati, dipendenti, funzionari
stalking : persecuzione, molestie
stand : chiosco, postazione (fieristica), spazio, padiglione
stand by : attesa, pausa
stakeholder : portatori d’interessi, attori coinvolti
step (step by step) : passo, passaggio (a poco a poco, un passo alla volta)
store : negozio, punto-vendita
storytelling : narrazione, racconto
strategic planning : pianificazione strategica
stress (stress test) : tensione, pressione, sforzo (prova sotto sforzo)
sticker : etichetta adesiva, adesivo
surplus : eccedenza
sugar free : senza zucchero
supervisor : supervisore, direttore, ispettore, responsabile
target : obiettivo, bersaglio, scopo, traguardo, meta
target group : gruppo di riferimento, pubblico-obiettivo, consumatori
task force : squadra speciale, unità di crisi
team : squadra, gruppo
team work : lavoro di gruppo
teenager : adolescente
test : prova, esame, collaudo, verifica
texture : testura, trama, consistenza
ticket : biglietto, scontrino, tagliando, buono, multa
tilt (andare in) : blocco, guasto, sovraccarico, perdita di controllo
tool : attrezzo, strumento, utensile, arnese
top : il massimo, il meglio, il vertice
trailer : presentazione, anticipazione, prossimamente
trainer : allenatore, addestratore, istruttore
trend : tendenza
turnover : rotazione, avvicendamento, ricambio
tutor : insegnante, docente, tutore, guida
upgrading : avanzamento, miglioramento, promozione, estensione
upload (fare un) : caricare
up to date : aggiornato, attuale, recente, ultimo
user friendly : facile da usare, intuitivo, semplificato, amichevole
vending machine : distributore automatico
vision : visione
voucher : buono, ricevuta, tagliando, giustificativo
waiting list : lista d’attesa
waterproof : impermeabile
web : rete
weekend : fine settimana
welfare : assistenza sociale, stato sociale, politiche sociali
wellness : benessere
wireless : senza fili
wishful thinking : speranza infondata, pia illusione
workshop : laboratorio, seminario
workstation : posto di lavoro

 

Studi

Baglioni, Daniele (2007), A proposito dell’adattamento di una vocale inglese nell’italiano contemporaneo, «Lingua nostra» 3-4, pp. 117-122.
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Tramite il gruppo civico Cambiare partecipo ad un progetto di rinnovamento della classe politica di Ferentino. Con questo sito internet cerco di informare e creare una discussione trasparente circa le scelte operate dall'amministrazione comunale.   Lavoro in architettura e restauro, progettando e realizzando ambienti, strutture, arredi ed oggetti tramite la mia azienda, Fornaci Giorgi, che produce pavimenti, rivestimenti ed elementi architettonici in cotto fatto a mano.   Mi interesso di arti visive, interfacce uomo macchina, applicazioni internet. Ho il pollice verde ed amo mia moglie Domitilla e nostra figlia Charlotte.   In passato ho collaborato con Wikipedia, Ubuntu, Live Performers Meeting, Il Cartello per la promozione e diffusione delle arti, Greenpeace, Festival Arrivano i Corti, Il Giardino delle Rose Blu, Il Gabbiano.

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Un solo commento

  1. ahahha bel lavoro! Era ora, cosi speriamo che qualcuno la smette di usare termini anglofoni per darsi un tono.

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