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Perchè Cambiare ha tanto a cuore le Farmacie Comunali? Intervista.

In breve. Perchè queste benedette Farmacie sono importanti?
Perchè sono state create con i soldi dei contribuenti e possono esser facilmente riportate in attivo, producendo un utile ogni anno. I guadagni possono allora esser investiti su promozione turistica o rivitalizzazione delle attività commerciali. Almeno per contrastare lo spopolamento della città, che di sera è ormai sempre più triste! I sintomi sono ormai evidenti: rare occasioni di socialità e svalutazione del valore degli immobili.

 

 

Cambiare aveva previsto e denunciato i fatti più di tre anni fa: epilogo scontato per le farmacie? Società da (s)vendere?

Ci risiamo, la Delibera di Giunta n.26 del 4 Marzo 2014 (qui la conseguente Determina n.151) è un nuovo tentativo di ricorrere alla dismissione di beni per ripianare buchi nel bilancio. Il gruppo civico Cambiare ha criticato a più riprese il piano di alienazioni: già persa la scuola Paolini, con il progetto Stu bloccato, resta invenduto il solo Monte Trave.

 

Ma perchè Cambiare è così interessato al tema Farmacie?

Il gruppo Cambiare ha deciso di concentrarsi prima sulle situazioni in cui girano più soldi e mala amministrazione. Le farmacie sono più importanti di altre società perchè potenziale fonte di utili: se le farmacie sono in passivo o vengono vendute, significa che non ci saranno mai soldi per realizzare ad esempio i tanto necessari investimenti sul turismo o sulle scuole, che i ferentinati chiedono a gran voce.

 

E i soldi delle tasse?

Le risorse economiche provenienti dalla tassazione non bastano: gli ultimi quattro governi hanno fatto tagli lineari su tutto, anche sugli enti locali. E’ quindi un obbligo inventarsi il modo per far fruttare le attività del comune, non si può vendere tutto.

 

Dalle tue parole sembra che l’indirizzo dell’attuale giunta sul tema Farmacie sia “vendere”: da cosa lo desumi?

Leggendo la Delibera n.26 del 4 Marzo 2014 (qui la conseguente Determina n.151) troviamo che sono state individuate “alcune importanti considerazioni […]: dal bilancio societario relativo all’annualità 2009 (-179.878 €), 2010 (-268.252 €), 2011 e 2012 sono emerse perdite d’esercizio”. Sono stati costretti ad ammetterlo con solo quattro anni di ritardo. Per quanto valga, anche il 2013 è in perdita: -71.466,82 € allo scorso 31 Agosto. E la società oggi vale zero. Se la vendi quanto guadagni, rispetto all’investimento fatto con i soldi dei cittadini? Zero!

La cosa che più ci urta è che da questa ammissione si dipana un tripudio di invenzioni, in cui viene fuori con forza il vero metodo amministrativo di Fiorletta ed eredi: la Giunta si sostituisce al ruolo del Consiglio Comunale, deliberando di fatto quale deve essere la linea da seguire. Dal testo appare evidente l’intenzione di cedere la quota di partecipazione pubblica. Eppure le farmacie sono un servizio “pubblico”, “locale”, “essenziale” e “a rilevanza economica”, come da Delibera n.489 del 26.09.2011 della Corte dei Conti, citata dagli stessi autori all’inizio del documento.

 

 

Vorrei allora proporre ai miei concittadini un esercizio di lettura, come purtroppo sui quotidiani non se ne vedono mai, per sottolineare le presunte finezze messe in atto dagli estensori. Mi scuso per i dettagli e le lungaggini, ma la burocrazia è fatta così, e non a caso.

Cominciamo da qui:

[…] approfondire le cause che generano le attuali situazioni di criticità nel bilancio, […] rimuovere le situazioni di anomalia […] adottare le decisioni in merito al mantenimento della partecipazione nella società”.

Non ti sembra già chiarissimo l’indirizzo? Ma questo tipo di atti vanno promulgati con votazione in consiglio comunale, non con una delibera di giunta. La giunta è l’organo esecutivo, non quello di indirizzo.

 

E’ stato richiesto all’organo amministrativo della società […] un piano industriale previsionale […] che affronti in ottica prospettica-evolutiva l’andamento gestionale ed i problemi di natura strutturale della società”.

La farmacia è in sostanza attività di commercio al dettaglio: a cosa serve un piano industriale?
Il Servizio Sanitario Nazionale, cioè lo Stato, rimborsa il farmacista tramite la Asl, e il farmacista ottiene un ricarico medio del 20%: questo è un problema strutturale? Se è così tutte le attività di farmacia d’Italia corrono grave rischio di non essere redditizie. Eppure il senso comune suggerisce altro, cioè che l’attività di farmacia è molto remunerativa: lo diceva lo stesso Pompeo in televisione (cfr. Confronto Primarie centrosinistra 2013 Ferentino – parte 3, disponibile su YouTube al minuto 33:30).

 

L’ente locale è legittimato alla detenzione di partecipazioni […] dirette alla produzione di utili […] e non in soggetti giuridici strutturalmente inidonei alla generazione di utile in quanto in questo caso dette partecipazioni risulterebbero non coerenti con la funzione tipica che l’ordinamento assegna al modulo ai sensi dell’art.2247 del c.c. (cfr. Corte dei Conti Sez. Regionale Lombardia, par.n.460/13, n.1052/10/PRSE in tema di abuso dello strumento societario; nonché n.281/2012/PRSE e n.380/2012/PRSE e infine 535/2012/PAR)” e anche “La scelta del modulo societario e la perseveranza nell’uso dello stesso non appare compatibile con le finalità pubbliche nella misura in cui si traduce nel mantenimento in essere di un soggetto il cui funzionamento contrasta con i principi di efficienza, efficacia ed economicità, declinazione dinamica del buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione”.

Questo intero blocco di testo è stato copiato di sana pianta da un articolo presente su internet, relativo a tutt’altra situazione.

Trattasi di una società idrica lombarda, ogni anno in perfetto pareggio, sulla quale non era chiaro come applicare il Piano Regionale Sviluppo Economico (PRSE) della Regione Lombardia, poiché questo chiedeva di ridurre del 20% dei costi degli enti strumentali (quindi non farmacie) mediante accorpamenti (e non cessioni al socio privato, poiché – viene specificato nello stesso documento – è necessario “evitare una improduttiva polverizzazione dell’organizzazione pubblica”).
Cosa c’entra il PRSE della Regione Lazio con quello lombardo, se hanno regole differenti?

Lo strafalcione è in verità un chiaro tentativo di strumentalizzazione del Consiglio Comunale, che spesso ha preso per buone certe notizie, senza controllarne le fonti o l’applicabilità al caso. Del resto questa affermazione imporrebbe che il Servizio Sanitario Nazionale sia strutturalmente inidoneo alla generazione di utile, quindi non abbia capacità di rimborsare i costi dei farmaci.

Chissà cosa ne pensano Zingaretti o Renzi, che dovrebbero essere della stessa area politica (?) della Giunta di Ferentino.

 

Gli articoli richiamati sono i seguenti:

– art.2247 del Codice Civile dice che “con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili

– la delibera 22/10/2013 n.460/PAR (questa la dicitura esatta) precisa alcuni aspetti dell’art.14 comma 32 del D.L.78/2010: il divieto di costituire nuove società e il correlato obbligo di dismissione di quelle in passivo, mediante messa in liquidazione o cessione della partecipazione delle esistenti società entro un periodo transitorio.

Come più volte il gruppo Cambiare ha dichiarato in campagna elettorale, i comuni non sono tenuti a liquidare o cedere le partecipazioni societarie laddove, al 30.9.2013 (quindi si faceva ancora in tempo), dai bilanci delle partecipate risulti che:
1) la società è in utile da 3 esercizi
2) non vi siano state riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio
3) che il comune non sia stato obbligato a procedere al ripiano delle stesse

Per essere davvero sicuri di poter vendere l’azienda, che cosa hanno fatto i nostri? Si sono curati di risultare in tutte e tre le casistiche!

– Gli articoli (cfr. art.2247 c.c.; cfr. SRC Lombardia n.1052/2010/PRSE in tema di abuso dello strumento societario; nonché n.281/2012/PRSE e n.380/2012/PRSE e da ultimo n.535/2012/PAR) sono relativi alla casistica dell’azienda idrica lombarda costantemente in pareggio, e quindi non correlabili alla situazione delle nostre farmacie a Ferentino.

 

 

Le disposizioni restrittive dettate dal legislatore negli ultimi anni impongono un abbandono della logica del salvataggio a tutti i costi di società partecipate che versano in situazioni di irrimediabile dissesto e non rendono ammissibili interventi tampone senza un programma industriale o una prospettiva che realizzi l’economicità e l’efficienza della gestione nel medio e lungo periodo”.

Stranamente qui non viene citato alcun articolo, ed il tono cambia verso un vago “negli ultimi anni”, “irrimediabile dissesto” e ancora “lungo periodo”. La domanda sorge spontanea: ma dopo quattro anni di debiti, non si poteva agire prima? Anche oggi amministrano sempre le stesse persone, la parola chiave di Pompeo è “continuità”.

E quali sarebbero queste disposizioni restrittive per cui non si può salvare a tutti i costi un’asset importante del comune?

 

“L’ente locale che intenda mantenere una propria partecipazione societaria è tenuto ad una rigorosa valutazione dell’operazione […] e ciò presuppone in capo all’ente una prodromica valutazione in termini di efficacia ed economicità”.

Ecco il passaggio più esilarante: sia per via del costrutto ampolloso (evidente tentativo di metter nero su bianco l’indicibile in modo che nessuno se ne accorga) sia per il non-tanto-velato riferimento che suscita la parola “prodromico”, cioè “che preannuncia la decisione”: e quale può essere questa decisione, visto che le farmacie sono “strutturalmente inidonee”?

 

L’esercizio di lettura può illuminare su quale sia il problema, ma c’è qualche idea su come risanare le farmacie?

La ricetta di Cambiare, che ripetiamo da Luglio 2012 – quando ancora si era in tempo – era la seguente:

  • azzerare il consiglio di amministrazione (nel quale il Comune non ha mai avuto la maggioranza, nonostante sia il proprietario dell’azienda);
  • verificare perchè il pubblico ha iniettato capitale nella società con finanziamenti infruttiferi (mentre il privato li ha recuperati dai proventi della società più gli interessi);
  • nominare due direttori separati per le due farmacie (così si vede quale delle due perde, anche perchè per legge una persona può dirigere una sola farmacia);
  • invertire la priorità del magazzino da LIFO a FIFO (è stato poi comunque fatto);
  • dismettere gli articoli non farmaceutici con data di scadenza e concentrarsi invece sulla vendita di farmaci (un business win-win, in cui non si possono avere perdite perchè è l’SSN a pagarti, e con quel 20% di ricarico sicuro risani il debito in un tempo calcolabile);
  • infine servirsi dell’associazione Inde per farsi rimborsare i farmaci scaduti (cosa che non è mai stata fatta e che secondo noi nasconde ben altro, cioè la creazione di questi buchi di bilancio solo sulla carta, finalizzata a far figurare il Comune come “costretto a vendere la società”)
  • e tante altre cose…

E’ troppo tardi ormai: abbiamo provato ad operare subito dopo le elezioni 2013 ma non siamo stati ascoltati dal Sindaco Pompeo.

Scommetto che il “Centro Studi Enti Locali” di San Miniato – Pisa ci dirà, fra dieci giorni, che la società va ceduta, e che la soluzione ideale sarà cederla al socio privato.

 

Non sei solito dichiarare questi azzardi: altre campane indicherebbero nel Patto di Stabilità il vero ostacolo da superare.

Le furbate del resto sono state fatte ben prima del Patto di Stabilità, e le trovi anche nella fretta di dire che “con contratto Rep.n.27028 datato 17.02.2005 è stata regolarmente costituita la società”: perchè si calca su quel “regolarmente” in un atto pubblico? Dovrebbe essere dovuto, ma sappiamo tutti che la società andava costituita tramite bando, cosa che non è stata fatta. Ci sarebbero
un’infinità di cose da dire, tanto è tutto spiegato nel mio articolo “Indagine: Farmacie di Ferentino in rosso“, se uno ha la pazienza di leggerlo.

A chi invoca il Patto di Stabilità rispondo così: che cosa si inventeranno i grandi comuni come Roma? L’Atac ha debiti per 1,6 miliardi, e quindi va svenduta? Qui si vede la forza politica di chi dirige. I nostri sindaci evidentemente non ne hanno, perchè a quanto pare devono sempre cedere.

Eppure Antonio Pompeo in persona ha dichiarato, appena nove mesi fa durante il confronto delle primarie ( ecco il video: Confronto Primarie centrosinistra 2013 Ferentino – parte 3, disponibile su YouTube al minuto 33:30 ) che “sfido chiunque a trovare una farmacie che sia in perdita” e anche “penso che la società abbia oggi un valore superiore a quella del 2004” ma “bisogna vedere l’evoluzione normativa […] di leggi che impongono ai Comuni di vendere le partecipate”.

Non me ne voglia Antonio, già gli risposi allora in diretta, ma oggi che è uscito allo scoperto con questo atto – che ripeto non è passato per il consiglio comunale – deve subirsi tutte le critiche del caso.

 

Il Partito Democratico ed il premier Renzi dichiarano in politica nazionale ed in Europa la necessità di allentare queste costrizioni. Quanto margine esiste?

Il Patto di Stabilità deriva dall’applicazione del Meccanismo Europeo di Stabilità, e tutti dicono che l’austerity va rivista, soprattutto i candidati all’Europarlamento, come Francesco De Angelis per S&D o Niccolò Rinaldi per l’Alde. Anche Maria Spilabotte in una interpellanza al Governo di Febbraio, firmata anche da Scalia. E’ tutta gente del Partito Democratico, che in teoria è il partito
che governa a Ferentino. Speriamo che il nostro Pompeo abbia modo di aspettare.

 

Il vostro messaggio verso il Sindaco Pompeo è sempre orientato a costruire una proposta ed un rapporto vero sul piano politico: ci state riuscendo?

Antonio (Pompeo, ndr) avrà certamente capito che quel che noi facciamo è del tutto disinteressato: cerchiamo solo di costruire un futuro per Ferentino, eppure tralascia le nostre opinioni continuando a circondarsi di persone evidentemente non idonee: non lo dico io, perchè non ho bisogno di un ufficio di collocamento politico, è il sentore popolare.

Al gruppo Cambiare piace pensare liberamente e confrontarsi sul piano politico, e il Sindaco deve prenderne atto, senza offendersi, perchè questo è il ruolo che riveste. Oneri ed onori.

Più volte gli abbiamo detto che deve essere il Sindaco di tutti gli abitanti di Ferentino, non solo di quelli che gli fanno più comodo.

Una volta vendute le Farmacie, non si può certo sperare nelle rendite della società fantasma Stu Aulo Quintilio. La società in effetti è bloccata, e noi siamo comunque contrari ai modi in cui è nata. Ha anche tristemente rubato il nome a chi – a Ferentino – donò tutto, chiedendo in cambio di regalare al popolo le rendite del suo lascito ogni 9 maggio. Sarebbe forse è una festa da far rivivere, perchè i nostri politici – oltre ad una memoria cortissima – hanno sempre preso, senza mai restituire nulla alla cittadinanza.

Se poi l’azione politica possa esser basata solo sull’attesa di denaro dall’alto, questo è mistero per me. Nel nostro Comune nessuno opera tramite canali ufficiali per chiedere risorse alla Regione, allo Stato o all’Europa, quindi se arriva qualcosa sono briciole che cadono dal tavolo della politica, e non è bene.

 

Cosa c’è di strano: l’importante è avere risorse. Non si è sempre fatto così?

C’è che questi soldi sono un miraggio, perchè a quanto pare la cuccagna è finita. Inoltre non è un metodo per costruire un risultato durevole, che permetta a Ferentino di svilupparsi: per fare l’albero, ci vuole il seme!
Nel caso delle società (farmacie, aeroporto, servizio idrico, rifiuti, trasformazione urbana) i nostri concittadini dovrebbero sempre chiedersi a chi giovano certe scelte (Medea recitava “cui prodest scelus, is fecit”).

Se tu metti sempre prima gli interessi della politica (quella con la p minuscola), prima del territorio, prima degli interessi dei tuoi stessi concittadini, cosa viene fuori?
Esce un territorio senza spina dorsale, dove i soldi vengono buttati (dove sono i 6 milioni per l’aeroporto, e a quanto ammonta il sovrapprezzo pagato dai cittadini ai politici per gli appalti rifiuti e servizio idrico?) e dove tutti e tre i settori hanno ceduto.

Non c’è industria, quindi nemmeno l’indotto ad essa collegato.
Non si potrà tornare all’agricoltura, che il territorio a valle è inquinato.
Non c’è turismo, tanto che il valore degli immobili è ormai ai minimi storici.

Se si continua così, non è difficile immaginare entro cinque anni il definitivo fallimento della nostra città, e con essa del tessuto sociale.
E sono oltremodo dispiaciuto di non essere in potere di far qualcosa.

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Tramite il gruppo civico Cambiare partecipo ad un progetto di rinnovamento della classe politica di Ferentino. Con questo sito internet cerco di informare e creare una discussione trasparente circa le scelte operate dall'amministrazione comunale.   Lavoro in architettura e restauro, progettando e realizzando ambienti, strutture, arredi ed oggetti tramite la mia azienda, Fornaci Giorgi, che produce pavimenti, rivestimenti ed elementi architettonici in cotto fatto a mano.   Mi interesso di arti visive, interfacce uomo macchina, applicazioni internet. Ho il pollice verde ed amo mia moglie Domitilla e nostra figlia Charlotte.   In passato ho collaborato con Wikipedia, Ubuntu, Live Performers Meeting, Il Cartello per la promozione e diffusione delle arti, Greenpeace, Festival Arrivano i Corti, Il Giardino delle Rose Blu, Il Gabbiano.

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